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Red 2 dicembre 2019
A preso il via sabato a Stintino la quinta edizione del convegno “Dialogando”, che ha messo attorno al tavolo esperti di cooperazione, studiosi, docenti universitari ed esponenti religiosi
Dal dialogo la via per cooperazione e pace


STINTINO - La difesa dell’identità e delle diversità culturali quali elementi portanti del dialogo tra i popoli. «Perché i diritti culturali sono parte dei diritti fondamentali dell’uomo che devono essere preservati, anche per il rispetto della dignità umana». E nella ricerca di questo dialogo, c’è la necessità di creare reti, network e ponti per facilitare l’incontro tra i popoli che tenga conto dei valori per generare inclusione. Si è aperto sabato centrando fin da subito i temi portanti dell’appuntamento che, dal 2015 ad oggi, ha messo il paese di pescatori al centro del bacino mediterraneo, rappresentando una vera e propria occasione di apertura e dialogo tra popoli. La quinta edizione di “Dialogando”, che ha trovato nelle sale del Museo della Tonnara la sua location ideale, ha messo attorno al tavolo esperti di cooperazione, studiosi, docenti universitari ed esponenti religiosi, che hanno dato vita a un convegno che ha concentrato l'attenzione su religione, dialogo interculturale ed interreligioso quindi sul ruolo della donna. Al centro, anche argomenti quali la diplomazia, il paecekeeping, il ruolo delle reti di supporto per le donne e le vittime di tratta, quindi l'università nell'educazione e nella cooperazione. Ad aprire il convegno, è stato il primo cittadino di Stintino Antonio Diana, che ha ricordato l'importanza di Dialogando, in un periodo complesso e caratterizzato dagli attentati terroristici in Francia.

Ed a rompere il ghiaccio per prima, nella sezione moderata dal direttore della Nuova Sardegna Antonio Di Rosa, è stata Anna Paolini (direttore Unesco a Doha) che, nel focalizzare il ruolo dell'agenzia da lei rappresenta in Qatar, ha ricordato come nel mondo oltre 70milioni di persone, a causa di particolari condizioni economiche e politiche, vivono lontani dai loro Paesi di origine. Di questi, circa 41milioni sono sfollati, 36milioni sono rifugiati e circa 3,5milioni richiedenti asilo. «È un momento particolare – ha spiegato Paolini – in cui abbiamo visto crescere atti di estremismo religioso, di violenze, di odio verso le minoranze etniche e religiose. Si parla di conflitti di ordine nazionale e internazionale che aggiungono povertà. A questi si aggiungono disastri di origine naturale, movimenti interni di persone, atti di terrorismo e pandemia». Il ruolo dell'Unesco è quello di favorire la pace e la sostenibilità. La difesa della pace deve iniziare dal diaologo tra i popoli, ha detto ancora la rappresentante dell'Unesco, che ha ricordato alcuni progetti particolari sostenuti dall'Agenzia ed incentrati sulla promozione culturale, interreligiosa, l'educazione, la comunicazione e la prevenzione degli estremismi. Un dialogo che l'arcivescovo di Sassari Gianfranco Saba ha avvicinato al concetto di casa e dell'abitare, «che significa prendersi cura, della persona, dell'ambiente. Ecco allora che non possiamo non abitare e la casa è la cosa tangibile del nostro essere, che ci lega al prenderci cura, come fatto distintivo dell'essere umano. La capacità di abitare interiormente prepara l'ambiente attorno a noi, ci interpella su come stiamo strutturando la nostra vita». L'abitare quindi ci pone di fronte agli altri, implica tensioni verso un processo culturale che deve portare l'uomo a superarli. E sebbene possa sembrare strano, una delle vie per sviluppare il dialogo è l'esperienza del silenzio. «Nel silenzio matura la parola vera – ha detto ancora monsignor Saba – e la parola è una risonanza del silenzio».

A sottolineare la necessità di un dialogo laico è stato l'arcivescovo di Damasco Jihad Mtanos Battah, che si è concentrato sul dialogo religioso ed interculturale in Siria. Un concetto, quello dell'uguaglianza, che è stato ribadito da Amal Al Masri, rappresentante del forum libanese delle donne, che ha ricordato come le donne arabe siano ancora discriminate e non possano partecipare alla vita politica, fatte alcune sparute eccezioni. Di dialogo interreligioso, interculturale, interlinguistico ha parlato Fabrizio Lobasso (console d'ambasciata e capo ufficio Africa orientale e Corno d’Africa), sottolineando i progetti realizzati in Sudan. Accanto al dialogo, un ruolo importante lo gioca la cooperazione. E questo è stato il tema della seconda parte del convegno, che ha visto protagonista l'Università degli studi di Sassari impegnata nell'attivazione di nuovi corsi nei Paesi in via di sviluppo. Nell'ambito della cooperazione decentrata, interessante il progetto presentato da Giustina Casu (Associazione di volontariato Acos), che da dodici anni si occupa del supporto alle donne e ai minori vittime di tratta. «Dal 2007 al 2012, abbiamo contattato 167 donne – ha detto Casu – in gran parte provenienti dalla Nigeria». Per la maggior parte, si tratta di donne sfruttate dal punto di vista lavorativo e sex-workers. «Dal 2016 al 2019, il numero si è ridotto a 137. Questo – ha ripreso la volontaria – può far pensare che il fenomeno sia in diminuzione o superato, ma non è così. Il rachet sta spostando le donne negli appartamenti, non facilmente raggiungibili dai volontari delle unità di strada che, con difficoltà hanno contatto con le donne per far conoscere quali siano i loro diritti di salute».

Infine, spazio anche all'esperienza locale stintinese, rappresentata dai ragazzi di “Stintino holidays” che, con Fabrizio Contini, ha spiegato il significato del progetto turistico e non solo, in particolare di quello fotografico dedicato a “Hospitaly has no boundaries”. Un progetto che punta a creare dialogo con gli stranieri ed attraverso il quale scambiare esperienze e tradizioni. Il convengo è stato organizzato dall'associazione il “Tempo della memoria”, in collaborazione con il Comune di Stintino, il Mut, il Centro studi sulla civiltà del mare, l'Università di Sassari, il corso universitario sulla Sicurezza e cooperazione internazionale e la Fondazione Accademia. Al convegno, durante il quale sono state proiettate le immagini realizzata da Mauro Fancello sull'Asinara ai tempi del carcere e sulla Vela latina degli Anni Novanta, hanno partecipato, il prefetto di Sassari Maria Luisa D'Alessando, il questore di Sassari Diego Buso, Gennaro Capoluongo (consigliere ministeriale aggiunto della segreteria del Dipartimento della Pubblica sicurezza in materia di cooperazione internazionale di polizia), i docenti dell'Università di Sassari Salvatore Rubino e Quirico Migheli, il rettore dell'Ateneo sassarese Massimo Carpinelli, Aziz Pollozhani (rettore dell’Università Mother Theresa di Skopije, in Macedonia), lo storico Attilio Mastino (già rettore Uniss), Piero Cappuccinelli (Accademia nazionale dei Lincei), Luciano Gutierrez (pro-rettore Università di Sassari con la delega al programma Erasmus e cooperazione internazionale). Ed ancora, Angela Mameli (vicepresidente della Fondazione di Sardegna), Luca Bondioli (Museo delle Civiltà), Federico Chiodi (direttore della Associazione italiana per la solidarietà tra i popoli) e Francesco Squarotti (Gruppo Umana solidarietà). Infine, Stefania Zanetti (Uniss) e gli studenti del corso Sicurezza e cooperazione internazionale Salvatore Correddu, Gabriele Dore, Isabella Fois, Norma Luisa Migheli ed Alessandra Rubelli.

Nella foto: un momento dei lavori
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