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Enrico Muttoni 17 gennaio 2020
L'opinione di Enrico Muttoni
Moto ondoso, poca riflessione su impianto elettrico


Tra il dire e il fare c'è di mezzo (forse) il mare. L'ipotesi dell'installazione di un impianto di generazione elettrica dal moto ondoso, da impiantarsi nelle acque di competenza del Parco di Porto Conte, è stata accolta con entusiasmo dalla Giunta comunale. Si tratterebbe di un progresso tecnologico epocale, una novità che vede solo poche altre realizzazioni al mondo. L'immediato entusiasmo è sintomo di poca riflessione, e poco approfondimento. La profondità, infatti, è una dote delle acque che circondano Capo Caccia. Sia che l'impianto giaccia sul fondale, sia che sia previsto in superficie, sia che impegni tutti e due i livelli, le uniche zone adatte sarebbero quelle immediatamente prospicienti le spiagge. Le acque attorno al Capo hanno profondità che si aggirano attorno ai 50metri, che comporterebbero costi di mano d'opera proibitivi, per installazione e manutenzione.

I britannici, precursori di questo sistema, infatti, godono di fortissime maree, di fondali bassissimi (il mare del Nord per vastissime aree, non va sotto i 12metri) e di un mare dove nessuno gradisce bagnarsi, freddo e torbido com'è. Non siamo nemmeno nella fortunata condizione di Olbia, dove gli allevamenti di cozze, alimentati dal continuo mescolarsi delle acque mosse dalle eliche delle navi, non disturbano gli insediamenti turistici. Come al solito, nei nostri rappresentarsi manca la capacità di confrontarsi, e di capire che ogni sito geografico ha la sua specificità. Se Manhattan (che è praticamente un'isola) è collegata dalla metropolitana col resto di New York, non vuol dire che costruirne una tra Portoscuso e Carloforte sia una furbata.

Detto questo, vorrei dire a coloro che governano Alghero, che si vanta di avere un'industria turistica, che è necessario tener conto che un'installazione industriale di qualunque (sottolineo qualunque) tipo non deve generare un conflitto di interessi con quella turistica. L'istituzione del Parco è risultata infatti nell'emanazione di una serie infinita di limiti, confini, divieti, che certamente non vanno incontro alla libera fruizione dell'area. Che, fino ad allora, si gestiva tranquillamente da sola. Passi, dunque, l'allevamento del pesce. Ma togliere (o presidiare strettamente, che è lo stesso) le acque poco profonde e le spiagge all'accesso di turisti e locali è un errore marchiano. Il fascino di Alghero, e di tutta la Sardegna, sta nella apparenza (e sostanza) di tanta natura incontaminata.

Infine, una considerazione di carattere generale. Possibile che i governi regionali, dopo aver riempito la Sardegna di zone industriali, non obblighino le nuove iniziative a risiedervi? Le zone industriali sono già urbanizzate, sono grandemente sottoutilizzate, hanno i depuratori, sono facilmente controllabili e raggiungibili. La vera, immensa ricchezza della Sardegna è lo spazio, utilizzato unicamente, finora, ai fini delle lottizzazioni. Perchè l'impianto di compostaggio finito in cronaca di recente non è stato installato nella zona industriale più prossima? Perchè le coperture delle costruzioni esistenti negli agglomerati industriali non sono a loro volta coperte da pannelli fotovoltaici, che invece coprono superfici di campagna che starebbero certamente meglio se incolte? E per avere un po' di energia, è proprio necessario andare tra la Foradada e Cala d'Inferno, o davanti a Mugoni, invece di finire di occupare gli ettari della Zona industriale di San Marco, salvandola dalla morte per inedia?
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24/2/2020
«Finalmente, dopo ben dieci anni, con la convocazione al Ministero dell’Ambiente, il prossimo 18 marzo, si è avviata la fase finale e decisiva di approvazione del progetto definitivo di bonifica della falda della zona industriale di Portovesme», dichiara l’assessore regionale dell’Ambiente Gianni Lampis
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