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Luciano Uras 28 dicembre 2020
L'opinione di Luciano Uras
Piano Casa, sintesi comunicativa truffaldina


La Sardegna è al bivio. Può scegliere il progresso della riconversione ecologica, la qualità dell'ambiente, il rispetto del suo paesaggio di pregio, oppure il consumo del territorio, l'urbanistica del cemento inutile, i pericoli, tragici, del dissesto idrogeologico. Il cosiddetto “Piano Casa” è una sintesi comunicativa truffaldina. Con il diritto alla casa per tutti, non c'entra proprio nulla. E' un ricorrente blocco normativo derogatorio in materia edilizia e urbanistica che attenta alla legislazione paesaggistica vigente, e mantiene nell'incertezza e nella confusione il governo del territorio in Sardegna. Sono anni che viene riproposto come strumento de-regolatorio delle disposizioni di tutela della legge urbanistica dell'89 e del Ppr. È provvedimento dannoso che non serve neanche alla più cinica impresa di costruzioni, stante le cubature esistenti, sovradimensionate, e concausa della progressiva perdita di valore del bene immobiliare. Questo Ddl è un prodotto di “vecchia Destra” incapace di pensiero, che apre varchi pericolosi all'abuso, uno dei rischi più seri per l’impresa edile regolare.

Questo provvedimento, zuppo di incostituzionalità, propone come salvifica una idea scaduta della “crescita”, fondata sull’incremento disordinato del mattone, sulle variazioni indiscriminate di destinazione d'uso dei fabbricati e la legittimazione a fini abitativi di spazi privi dei requisiti di sicurezza. Un messaggio di prepotenza che non risparmia neppure l’inedificabilità dei 300metri dal mare, nonostante i tentativi disordinati di nasconderla in progetti di riuso. Mina la tutela del paesaggio difeso dall’articolo 9 della Costituzione, offende la crescente cultura economica dell’eco-sostenibilità. Questa normativa è anche uno schiaffo alla sofferenza, a poche settimane dall’ennesimo evento alluvionale che colpisce il nostro Paese e la Sardegna. Si dimentica troppo spesso che le ragioni del dissesto idrogeologico del territorio sono ascrivibili soprattutto ad interventi costruttivi avventati, a violenti tentativi di costrizione delle acque, a forzature edificatorie che hanno reso più fragile il suolo, e ne hanno scippato porzioni rilevanti alle funzioni originali della produzione del cibo e dell’ossigeno, necessari alla vita. Il rapporto periodico del Cnr-Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica consegna dati inconfutabili. Gli eventi di frana e di inondazione dal 1970 al 2019, hanno colpito tutte le Regioni, 2.139 Comuni, causando 1.629 tra morti e dispersi, 1.934 feriti, e 320.178 tra evacuati e senza tetto. A questi dati dobbiamo aggiungere quelli di questo ultimo anno, comprese le vittime della tragedia di Bitti.

La storia recente ci racconta di un aumento dei fenomeni estremi, precipitazioni torrenziali concentrate nello spazio e nel tempo, nubifragi connessi ai progressivi cambiamenti climatici. La proposta di legge dell'attuale assessore sardista dell'Urbanistica, con la quale si tenta di legittimare seminterrati a fine abitativo, non appare solo anacronistica, è incurante della vita. Varrebbe la pena ricordare le tante vittime, anche quelle delle alluvioni sarde di Capoterra e di Olbia/Arzachena, per sollevare una reazione di civiltà. Un “no” assoluto a quell’obbrobrio normativo. Ricordo che, ascoltato in Parlamento sull’alluvione sarda, Franco Gabrielli, allora capo della Protezione civile, una delle più autorevoli ed esperte professionalità dello Stato, ebbe modo di avvertire che, “mancava una diffusa cultura di protezione civile", e dell'esigenza di un “patto sociale” tra cittadini e istituzioni. E aggiungeva, “l’evento che ha colpito l'Isola è stato certamente eccezionale” (anche quello di Bitti lo è) e aggiungeva “considero criminale che si consenta l'abitabilità dei seminterrati”, soprattutto in zone a rischio esondazione: perché questi sono i presupposti “che ci portano a raccattare morti in giro per l'Italia”. Il “patto” di cui abbiamo bisogno tutti è proprio quello della responsabilità, della priorità del bene comune sull'interesse privato, dell'investimento per la manutenzione del territorio e la prevenzione dei disastri, piuttosto che quello obbligato, destinato a ripagare i danni.
Commenti
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