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A.B. 17 febbraio 2021
Donne e aborto, attacco nazionale alla legge 194
«Attacco alla 194» denuncia pubblicamente la Rete delle donne di Alghero. Il via della campagna contro l´aborto lanciata a livello nazionale con i camion vela di Pro Vita & Famiglia sta provocando discussioni e polemiche nelle città. La parlamentare algherese Paola Deiana richiama l´Amministrazione comunale. Speranza Piredda dice «basta con gli attacchi alla legge 194/78»


ALGHERO – Aborto si o no? Non siamo nel 1978, quando venne promulgata la legge, ne nel 1981, quando ci fu un referendum. Siamo nel 2021, ma sembra che poco (o niente) sia cambiato. Il via della campagna contro l'aborto lanciata a livello nazionale con i camion vela di Pro Vita & Famiglia (uno presente anche ad Alghero) sta provocando accese discussioni e polemiche nelle città, nel mondo politico e via social.

«Dopo 43 anni dalla legge 22 maggio 1978, n.194, che ha depenalizzato e disciplinato le modalità di accesso all'aborto, ottenuta dopo anni di battaglie femministe, nel 2021 dobbiamo davvero leggere slogan, assolutamente inaccettabili, di questo tipo? “Il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta stop aborto”». A intervenire sulla vicenda è la parlamentare algherese del Movimento 5 stelle Paola Deiana, che spiega: «Ogni donna deve essere libera di poter scegliere e nessuna deve essere giudicata per la scelta che decide di compiere. I manifesti che vedete in foto della campagna contro l’aborto, partita da Roma, sono stati affissi anche ad Alghero e Dorgali e hanno urtato la sensibilità di molte persone e chiaramente provocato profonda indignazione da parte dei cittadini. Così come ha già fatto la sindaca di Dorgali, Maria Itria Fancello – propone Deiana - invito le Amministrazioni comunali dei Comuni coinvolti a prenderne le distanze e a chiederne la rimozione».

«Basta con gli attacchi alla legge 194/78». Anche la Rete delle donne di Alghero è intervenuta sulla vicenda denunciando senza mezze misure «il grave arretramento culturale prodotto dall’ennesimo attacco alla legge 194/78, attraverso cartelloni pubblicitari della onlus Prolife, che, su camion vela, sono presenti in tutte le regioni italiane. Non è possibile tornare indietro sulla strada dei diritti delle donne. Sul diritto alla procreazione cosciente e responsabile non intendiamo arretrare di un passo. Rifiutiamo quest’ulteriore attacco al diritto fondamentale della legge, all’autodeterminazione e alla libertà delle donne». «La libertà di scelta non può essere messa in discussione. – dichiara la presidente Speranza Piredda – E’ con dolore che le donne si avvicinano all’interruzione di gravidanza, a volte costrette a farlo. E’ importante che la contraccezione sia sicura e gratuita per tutte, ma ciò è assolutamente necessario per le classi più deboli che spesso non possono affrontarne la spesa».

«A 43 anni dalla sua nascita la legge, che sancisce le norme per la tutela sociale della maternità e dell’interruzione volontaria di gravidanza, è ancora lontana dalla sua completa applicazione e continua ad accusare ripetuti attacchi da parte di chi non vuol credere che, grazie a questa legge, gli aborti sono diminuiti e le vite di tante donne sono state salvate. La legge 194 è stata lo strumento principale di prevenzione dell’aborto clandestino e dei rischi mortali che comporta e su questo le donne non arretreranno mai. Il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza, in costante calo, potrebbero diminuire ancora se lo Stato investisse sull’educazione sessuale nelle scuole, sull’accesso agli anticoncezionali sicuri, sulla gratuità e la piena accessibilità della contraccezione d’emergenza e sul potenziamento dei consultori. Questo prevede la legge e le donne lo richiedono da sempre. E’ inaccettabile che dopo tanti anni si registrino ancora azioni e campagne specifiche tendenti a cancellare una conquista che assicura alle donne il diritto alla salute e alla vita messi a rischio dall’illegalità e dalla clandestinità. La 194 non si tocca», concludono dalla Rete delle donne.
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