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S.A. 23 maggio 2022
Sappe: «Niente sesso in carcere»
Lo afferma Donato Capece, segretario generale del SAPPE, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, commentando talune nuove indiscrezioni sul riconoscimento e l´esercizio del diritto al sesso in carcere per i detenuti


CAGLIARI - «Ciclicamente, viene fuori la proposta di destinare stanze o celle in carcere per favorire il sesso ai detenuti. Noi ribadiamo quel che diciamo da tempo, con fermezza ed altrettanta chiarezza: per il SAPPE, i nostri penitenziari devono assicurare il mandato costituzionale dell’esecuzione della pena e i nostri Agenti di Polizia Penitenziaria non devono diventare ‘guardoni di Stato!». Lo afferma Donato Capece, segretario generale del SAPPE, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, commentando talune nuove indiscrezioni sul riconoscimento e l'esercizio del diritto al sesso in carcere per i detenuti.

«Il sesso in carcere è una proposta inutile e demagogica, che offende anche chi ha subìto un reato anche molto grave. Si ricorra, piuttosto, alla concessione di permessi premio a quei detenuti che in carcere si comportano bene, che non si rendono cioè protagonisti di eventi critici e che durante la detenzione lavorano e seguano percorsi concreti di rieducazione. E allora, una volta fuori, potranno esprimere l’affettività come meglio credono».

Per Capece e il SAPPE altri sono gli interventi urgenti per fronteggiare la costante situazione di tensione che si vive nelle carceri italiane: “Nel 2021”, aggiunge "abbiamo contato nelle carceri italiane 11. 295 atti di autolesionismo, 1.669 tentati suicidi sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 8.063 colluttazioni, 1.087 ferimenti: «numeri altissimi, i più alti degli ultimi vent’anni. E sorveglianza dinamica e regime penitenziario aperto sono stati concausa di questo pazzesco numero di eventi critici, questa folle spirale di tensione e violenza che ogni giorno coinvolge, loro malgrado, appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria nelle carceri italiane, per adulti e minori. Sospendiamo allora vigilanza dinamica e regime aperto se i detenuti non lavorano, non studiano o non sono impegnati in altre attività. E a chi se lo merita, a chi non si rende protagonista di episodi violenti in carcere, si diano permessi premio. Ci si occupi di questo, di riformare davvero il sistema dell’esecuzione penale: altro pensare solamente al sesso in carcere, mortificando chi ha subito reati e si aspetta giustizia!».
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