I dati sul turismo sardo confermano un quadro in cui crescita e fragilità convivono. Soprattutto a partire dal 2022, l’interesse straniero sembra concentrarsi con intensità crescente nei mesi estivi e “svuotarsi” maggiormente in quelli di spalla e di bassa stagione
CAGLIARI - In attesa dei dati ufficiali del 2025, le ultime stime elaborate dal Centro Studi di CNA Sardegna, basate su informazioni fornite dall’Assessorato al Turismo regionale, indicano che nell’anno appena trascorso il numero di presenze totali nelle strutture ufficiali della Sardegna ha sfiorato i 19 milioni. Il boom dei flussi stranieri ha sospinto il turismo regionale: già nel 2024 il numero di arrivi internazionali aveva superato il record storico dei 2 milioni (corrispondenti a quasi 8 milioni di presenze), mentre nel 2025 si stimano circa 2,2 milioni di arrivi e quasi 10 milioni di pernottamenti. Si può dire che il turismo in Sardegna parli ormai una lingua internazionale, con gli stranieri che hanno superato gli italiani sia in termini di arrivi, sia in termini di presenze. Queste tendenze sono confermate dall’analisi dei volumi di ricerca sul web che misurano l’interesse degli utenti per una eventuale vacanza in Sardegna.
Le tendenze Google – l’analisi condotta dalla CNA con dati mensili a partire dal 2019 e fino a tutto il primo trimestre 2026 mostra come la domanda “internazionale” (interesse dedotto da parole chiave in inglese, tedesco, francese e spagnolo) sia stabilmente al di sopra dei livelli pre-2020 e mostri un trend di crescita più robusto. La componente “domestica”, invece, pur recuperando appieno i numeri del 2019, si è stabilizzata su livelli più modesti e con una dinamica più piatta a partire almeno dal 2023. Va detto che la curva dei trend di ricerca, opportunamente depurata dalla componente stagionale, rispecchia fedelmente le dinamiche che hanno caratterizzato l’ultimo decennio del turismo sardo. Ad esempio, soffermandosi sulla serie “italiana”, salta all’occhio il picco registrato a luglio 2020, quando, per via del blocco dei collegamenti con l’estero, l’interesse vacanziero nazionale si era interamente rivolto alle destinazioni domestiche; questo picco ha anticipato la ripresa dei flussi italiani, più rapida del previsto, nei mesi successivi, con il superamento degli arrivi del 2019 già ad agosto 2020.
La crescita della stagionalità della domanda internazionale – l’analisi della componente stagionale dei volumi di ricerca restituisce un importante campanello d’allarme: il turismo internazionale, o almeno l’interesse verso la Sardegna espresso dalle ricerche sul web, sembra seguire un percorso di polarizzazione stagionale che possiamo definire “italianizzante”. Soprattutto a partire dal 2022, l’interesse straniero sembra concentrarsi con intensità crescente nei mesi estivi e “svuotarsi” maggiormente in quelli di spalla e di bassa stagione. Ciò che si osserva è una tendenza all’indebolimento di un importante meccanismo compensativo: la nota funzione perequativa della componente estera, legata a una distribuzione degli arrivi tradizionalmente meno concentrata e a una maggiore diversificazione dei motivi della vacanza.
Aumentano i rischi di sistema – l’apparente spostamento dell’interesse internazionale verso comportamenti più ciclici espone l’economia sarda al rischio di un improvviso ridimensionamento dei flussi. Una crescente concentrazione degli arrivi nei mesi di picco implica una domanda più sensibile a shock esogeni di costo (trasporti, inflazione nei paesi di origine), più esposta a vincoli di capacità (prezzi alti, saturazione) e più elastica al ribasso in presenza di alternative concorrenti più economiche o facilmente raggiungibili. Il fatto che la crescita della componente internazionale, principale driver dello sviluppo settoriale negli ultimi anni, sembri accompagnarsi a una crescente polarizzazione stagionale comporta una domanda più volatile ed esposta a shock esogeni.
Le incertezze sulla stagione turistica 2026 – le statistiche sulle ricerche Google possono essere utilizzate per “prevedere” gli arrivi1. L’analisi econometrica applicata ai dati della Sardegna (considerando sia la domanda domestica, sia quella internazionale) dimostra come la serie Google anticipi i flussi con un preavviso temporale compreso tra tre e sei mesi. Partendo dai dati disponibili al momento (marzo 2026), la previsione a sei mesi suggerisce una tenuta o una leggera crescita degli arrivi nella prima metà dell’anno (+0,1% sui livelli record del periodo gennaio-giugno 2025). Questo esercizio, tuttavia, assume la stabilità delle condizioni attuali e non incorpora shock geopolitici su larga scala. Stime del Centro Studi Confindustria indicano che se la situazione di instabilità in Medio Oriente dovesse protrarsi, l’impatto sui costi energetici, e quindi su inflazione e costi di trasporto, crescerebbe esponenzialmente: +12% in media annua se la guerra terminasse entro marzo, +60% se perdurasse fino a giugno, +133% se persistesse per tutto il 2026, con conseguenze negative proporzionali sui movimenti turistici internazionali.
«I dati sul turismo sardo confermano un quadro in cui crescita e fragilità convivono – dichiarano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente Presidente e Segretario Regionale di CNA Sardegna – Il superamento dei 19 milioni di presenze e il primato degli stranieri sugli italiani sono risultati straordinari, frutto dell’attrattività crescente dell’Isola come destinazione internazionale. Ma i dati Google ci restituiscono anche un segnale di allerta che non possiamo ignorare: la domanda straniera si sta stagionalizzando, perdendo quella funzione di riequilibrio che aveva contribuito a rendere il turismo regionale meno vulnerabile alle fluttuazioni di alta stagione». «Il 2026 si configura come un anno cruciale – proseguono Tomasi e Porcu – La previsione di una sostanziale tenuta del primo semestre è incoraggiante, ma resta condizionata da variabili esogene su cui le imprese e le istituzioni regionali non hanno leva diretta: i costi energetici, le tensioni geopolitiche, l’inflazione nei mercati di origine. Come CNA Sardegna chiediamo con forza che la Regione e il Governo nazionale investano in una diversificazione reale dell’offerta turistica, valorizzando le molteplici vocazioni dell’Isola – dal turismo naturalistico a quello della salute e del benessere, dall’enogastronomia all’archeologia, dallo sport outdoor al turismo on-the-road – per costruire un modello più equilibrato, meno soggetto alla stagionalità e più resistente agli shock esterni». «Servono azioni integrate su più fronti: innovazione, mobilità, qualità urbana e capitale umano – concludono Tomasi e Porcu – L’obiettivo è arricchire l’immagine della Sardegna come destinazione internazionale a tutto tondo, accompagnando il turismo regionale verso un modello più competitivo e meno soggetto alle fluttuazioni stagionali».
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