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Cor 7:55
Alghero Capitale della Cultura
Dopo 10 anni, la nuova sfida
A distanza di circa dieci anni la Città di Alghero è pronta e matura per rilanciare la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029: l´idea sostenuta dal Partito democratico e annunciata in aula dalla capogruppo Gabriella Esposito


ALGHERO - Dopo L'Aquila (2026), Pordenone (2027) e Ancona (2028), la città di Alghero - a distanza di oltre 10 anni - potrebbe nuovamente concorrere per l'ambito scettro di Capitale Italiana della Cultura del 2029. A rilanciare l'idea la capogruppo del Partito democratico, Gabriella Esposito - già assessora alla Cultura nel 2017, quando l'allora Amministrazione guidata dal sindaco Mario Bruno arrivò ad un passo dal riconoscimento (la città di Alghero risultò la più votata dal pubblico e superata dalla scelta della giuria soltanto da Palermo [GUARDA]).

Non una boutade, ma una decisione cresciuta grazie all'ambizione e all'esperienza già maturata dalla città, capace di coinvolgere un intero territorio, grazie alle bellezze paesaggistiche che rendono Alghero unica. «Scelta che gode del pieno sostegno del Partito democratico: rimettere al centro la città come spazio di confronto, identità e visione condivisa. Alghero vuole ambire a questo titolo, e deve smettere di pensarsi come una città stagionale e iniziare a comportarsi come una città che produce relazioni, conoscenza, identità vivida, tutto l’anno» conferma il segretario cittadino Dem e assessore alla Programmazione, Enrico Daga.

Il gruppo consiliare del Partito Democratico, con tutte le sue sensibilità, oggi propone una cosa che non è scontata, che tiene aperto lo spazio del confronto, e da la rotta per la costruzione di un percorso, non con slogan ma con proposte serie. E questo nel clima presente nel Paese, è già un atto di responsabilità democratica. «Perché è facile usare la parola “cultura” molto più difficile è costruire le condizioni perché una città diventi davvero un luogo che investe nei giovani, nella scuola, nello sport, nella ricerca, nelle produzioni, nell' inclusione, tenendo insieme centro e periferie, con l'idea di evitare che tutto si riduca a mero consenso immediato» chiude Daga. La sfida è servita.

Nella foto: Gabriella Esposito
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