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Cor 9:35
«Salario minimo, bluff a rischio bocciatura»
Salario minimo regionale, Pais (Lega): «Avevamo denunciato il bluff. In Toscana la Corte Costituzionale smonta il modello: a rischio anche la norma sarda. Il Consiglio corra ai ripari»


ALGHERO - «Lo avevamo detto subito, senza ambiguità: quella sul salario minimo regionale era una legge bluff, fumo negli occhi, destinata a crollare. Giunta e Consiglio corrano ai ripari e modifichino la legge per tutelare i lavoratori». Così Michele Pais (Lega) interviene dopo la recente pronuncia della Corte Costituzionale, che con la sentenza n. 60 del 30 aprile 2026 ha dichiarato illegittima la norma della Regione Toscana sul salario minimo regionale negli appalti pubblici. Per Pais si tratta di una conferma netta di quanto aveva denunciato fin dall’approvazione in Sardegna. «Ora rischia la legge sarda. Parliamo di un impianto normativo fragile, costruito su basi giuridiche sbagliate e su un evidente equivoco: si è voluto furbescamente introdurre il concetto del “trattamento economico minimo” scorretto e ben più ampio della “retribuzione minima tabellare”: nella migliore delle ipotesi bisognerà correggere la legge in questa parte».

La decisione della Corte si inserisce nel solco di un orientamento chiaro: in materia di contratti pubblici, prevale l’esigenza di uniformità normativa su tutto il territorio nazionale: «I giudici costituzionali hanno infatti ribadito che la disciplina degli appalti, incidendo direttamente sull’accesso al mercato e sulla selezione degli operatori economici, rientra nell’ambito della tutela della concorrenza, materia riservata in via esclusiva allo Stato». Un passaggio, questo, che secondo Pais «smonta completamente l’impianto ideologico di chi, anche in Sardegna, ha voluto vendere una misura inefficace come una conquista sociale». «Inoltre proprio perché gli appalti pubblici perseguono anche finalità sociali, la Corte ha ribadito che ciò oggi è garantito da un sistema articolato di tutele previsto dal Codice dei contratti pubblici. Come dire, tutte garanzie già previste».

Per il consigliere leghista, le conseguenze per la Sardegna sono evidenti: «La norma regionale, che già mostrava limiti applicativi, che peraltro allo stato non si sarebbe applicata agli appalti di portierato e delle pulizie in corso, rischia di fare la stessa fine di quella Toscana». Da qui l’affondo politico: «Si tratta di una classica operazione di propaganda, una delle tante “operazioni social” più che “sociali”, a cui ci ha abituato l’Assessora del Lavoro. Oggi arriva una bocciatura pesante che certifica l’inconsistenza di quella scelta. Serve serietà: i diritti dei lavoratori non si tutelano con “norme Facebook” , ma con interventi concreti e compatibili con l’ordinamento nazionale». Pais conclude con un invito alla Assessora del Lavoro Desirée Manca: «Prenda atto della realtà e smetta di inseguire i social assumendo la serietà del ruolo di Governo che le compete».
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