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S.A. 22 luglio 2026
Sindacati sul liste attesa: in sanità servono i fatti
Lo sostiene la segretaria generale della Uil Sardegna Fulvia Murru sui dati diffusi ieri da Agenas e la posizione della Regione


CAGLIARI - «I dati diffusi da AGENAS evidenziano alcuni miglioramenti nei tempi di attesa, in particolare per gli esami diagnostici. È un segnale che va accolto con favore, ma sarebbe un grave errore utilizzarlo per sostenere che il problema delle liste d’attesa sia stato risolto». Lo sostiene la segretaria generale della Uil Sardegna Fulvia Murru sui dati diffusi ieri da Agenas. «La realtà che vivono ogni giorno migliaia di cittadini sardi è ben diversa – evidenzia -. Per ottenere una visita specialistica, in molti casi si attendono ancora mesi, mentre sempre più persone sono costrette a rivolgersi al privato, sostenendo costi che non tutti possono permettersi, oppure rinunciano del tutto a curarsi».

Per la UIL Sardegna il nodo resta sempre lo stesso: «Senza medici, infermieri, tecnici, amministrativi e operatori sociosanitari sufficienti, nessuna riforma potrà produrre risultati duraturi. Si continua a chiedere di più a un personale già allo stremo, mentre i ritardi nell’attuazione della sanità territoriale e del PNRR impediscono di alleggerire la pressione sugli ospedali». Secondo il sindacato «la Regione deve assumersi fino in fondo la responsabilità di affrontare questa emergenza velocizzando il piano straordinario di assunzioni, rendendo pienamente operative le Case e gli Ospedali di Comunità e garantendo una governance stabile e coerente con gli obiettivi di miglioramento di tutte le aziende sanitarie – precisa Murru -. Le liste d’attesa non si riducono modificando gli indicatori o celebrando risultati parziali. Si riducono aumentando l’offerta di prestazioni, investendo sul personale, organizzando meglio i servizi e mettendo le persone al centro del sistema sociosanitario».

«La UIL Sardegna continuerà a vigilare affinché i dati non diventino un esercizio statistico, ma si traducano in un cambiamento concreto nella vita delle persone. Il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione e non può dipendere dal reddito, dal luogo di residenza o dalla possibilità di pagare una visita privata. Le persone che vivono in Sardegna hanno bisogno di risposte immediate, non di rassicurazioni. Non servono annunci ma fatti», conclude Murru.
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