Istituita la Commissione di inchiesta e vigilanza sul fenomeno della criminalità organizzata, delle infiltrazioni e della corruzione in Sardegna presentata dal gruppo "Uniti- CR" e approvata ieri all’unanimità in Consiglio Regionale
CAGLIARI – «La Sardegna non è una terra di tradizionale insediamento mafioso, ma questo non significa che sia immune dalle infiltrazioni della criminalità organizzata. Questa è arrivata in Sardegna grazie soprattutto al trasferimento dei boss mafiosi detenuti in regime di 41-bis e di alta sicurezza. Il Parlamento sardo ha il dovere di conoscere i rischi, analizzarli e prevenirli, prima che diventino emergenze difficili da contrastare».
Così il consigliere regionale e capogruppo di Uniti – CR, Valdo Di Nolfo, che ieri ha illustrato nell’Aula del Consiglio regionale la proposta di istituzione della Commissione d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della criminalità organizzata, delle infiltrazioni mafiose e della corruzione in Sardegna, promossa dal proprio gruppo consiliare e che vede come primo firmatario l’on. Cocco -ora tra i banchi della giunta - ringraziato in Aula dal capogruppo.
La proposta nasce dall’esigenza di rafforzare gli strumenti di conoscenza, controllo e prevenzione a disposizione del Parlamento dei sardi, con particolare attenzione ai rischi di infiltrazione nell’economia, negli appalti e nei subappalti pubblici, nella gestione delle risorse finanziarie e nelle amministrazioni locali. Un’attenzione resa ancora più necessaria dagli importanti investimenti che interessano la Sardegna, dai fondi europei e del PNRR alle grandi opere strategiche. A rafforzare questa esigenza è anche il contenuto della proposta di istituzione della Commissione d’inchiesta, approvata all’unanimità dall’Aula nella giornata di ieri e illustrata dal consigliere Di Nolfo. All’articolo 3, dedicato ai Compiti della Commissione, si legge: "Vigilare, nell’ambito delle competenze regionali, sugli effetti territoriali connessi alla presenza di detenuti sottoposti ai regimi di cui all’articolo 41-bis e di alta sorveglianza".
«Le organizzazioni criminali cercano opportunità economiche, investimenti e spazi nei quali insinuarsi. Per questo la politica deve assumersi la responsabilità di vigilare, senza aspettare che siano le inchieste giudiziarie a raccontarci ciò che avremmo dovuto vedere prima. La Commissione rappresenta uno strumento concreto per approfondire questi fenomeni, individuare le vulnerabilità del nostro sistema e rafforzare la capacità di prevenzione delle istituzioni» sottolinea Di Nolfo. Nel suo intervento in Aula, il consigliere regionale ha richiamato anche la questione dei trasferimenti in Sardegna di detenuti sottoposti al regime del 41-bis, ribadendo la necessità di valutare con attenzione le conseguenze di queste scelte sul sistema penitenziario e sul territorio, senza alimentare automatismi o allarmismi, ma mantenendo alta la vigilanza sul rischio di infiltrazioni mafiose.
«Il fatto che questa proposta sia stata sottoscritta da consiglieri di maggioranza e opposizione dimostra che, su temi come la lotta alle mafie e alla corruzione, esiste una responsabilità condivisa, che deve andare oltre le appartenenze politiche - continua Di Nolfo -. È un segnale importante che arriva dal Parlamento dei sardi. La criminalità organizzata non guarda al colore politico delle amministrazioni e noi abbiamo il dovere di difendere insieme le nostre istituzioni, la legalità e il futuro della Sardegna».«Su questo tema non ci sono state, non ci possono essere e mai ci saranno divisioni: l’aula infatti ha approvato all’unanimità la proposta della lista civica regionale "Uniti" - sottolinea l’onorevole -. Per questo devo ringraziare tutte le colleghe e i colleghi onorevoli, in particolare i gruppi del Movimento 5 Stelle, di Sinistra Futura e di Orizzonte Comune che già nel dicembre 2025 hanno presentato con noi la proposta e infine anche il gruppo del Partito Democratico che, dopo mesi di rinvii, ha sostenuto con forza in aula il provvedimento» conclude.
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