"I fiori di Marras non sono mai solo decorativi. Sono strappati, cuciti, ricamati, bruciati. Rappresentano la bellezza che resiste alle intemperie, le rose che crescono tra le rocce di Alghero, nutrite di salsedine e vento"
ROMA - La Galleria Valentina Bonomo inaugura da oggi (martedì 20 ottobre) la mostra personale "Vorrei riempire la tua stanza di rose" di Antonio Marras a cura di Lorenzo Madaro, in via del Portico d’Ottavia 13 a Roma. Il progetto nasce attorno a una figura fragile e ostinata, la rosa, che nel lavoro dell’artista diventa presenza, promessa, ferita, apparizione domestica. Più che un tema, è una forma capace di attraversare immagini, materie e memorie, mutando statuto: fiore offerto, corpo trattenuto, volto, ornamento, reliquia, frammento di una scena rimasta in sospeso.
La mostra riunisce un ampio nucleo di opere su carta e una serie di ceramiche concepite e realizzate appositamente per gli spazi della galleria. Disegno e materia plastica non saranno presentati come ambiti separati, ma come parti di un unico organismo visivo, affidato a un progetto espositivo e installativo complesso. Le opere occuperanno lo spazio secondo una trama di prossimità, interruzioni, addensamenti e aperture, trasformando le sale in una stanza mentale da percorrere lentamente. Il pubblico sarà invitato a investigarne gli indizi, costruendo una sequenza tra ciò che appare sulle pareti e ciò che prende corpo nell’ambiente.
Per Marras il disegno coincide con una pratica primaria. Nasce nel tempo quotidiano, durante un viaggio, su un tavolo di lavoro, nel margine di un appuntamento e conserva la rapidità di un pensiero che si forma mentre la mano procede. Sulle carte la linea si interrompe, devia, affonda nel colore o lascia ampie zone di respiro. Da questa instabilità emergono rose isolate, mazzi trattenuti da vasi esili, sedie, figure, profili, anatomie incerte, presenze che sembrano affiorare da una memoria.
Le ceramiche spostano questa stessa energia verso il peso, la cavità, la resistenza della superficie. Introducono una dimensione tattile e corporea: il segno si incide, si deforma, si aggruma; la figura della rosa acquista volume e insieme conserva una qualità vulnerabile, come se fosse appena uscita dal fuoco e potesse ancora trasformarsi. Nella ceramica Marras trova un terreno dove il controllo convive con la casualità e la memoria del gesto rimane inscritta nella materia.
"Vorrei riempire la tua stanza di rose" suggerisce un gesto di dono, ma anche un’invasione affettiva. La stanza evocata dal titolo può essere intima, reale, perduta, desiderata; nella mostra diventa lo spazio stesso della galleria, occupato da immagini che chiedono vicinanza e attenzione. Le rose di Marras hanno spine, sfioriscono, si piegano, talvolta si confondono con un corpo o con un volto. Custodiscono la bellezza senza sottrarla alla precarietà e per questo sfuggono a ogni funzione puramente decorativa. Il progetto curato da Lorenzo Madaro asseconda la natura espansiva del lavoro di Marras, lasciando che le opere costruiscano una suggestiva visione di insieme così come una ricerca del dettaglio.
Commenti