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Antonio Sini 24 febbraio 2005
La sanità continua ad accumulare debiti
Vista la carenza di medici, c’è la sensazione che a fare sbilancio siano soprattutto gli amministrativi, è stato affermato in commissione, Corte dei conti e Agenzia nazionale di parere diverso


CAGLIARI - Una sanità che, in attesa della riforma, continua ad accumulare debiti: lo ha riferito alla Settima commissione presieduta dall’On. Pierangelo Masia l’Assessore Nerina Dirindin: il disavanzo del 2004 sarà elevato, superiore a quello del 2003 e sarà necessario ricorrere all’assestamento di bilancio. Nel 2005, invece, nonostante i rinnovi contrattuali, “la situazione dovrebbe essere meno difficile”. Da parte della Giunta c’è l’impegno: primo, a contenere la spesa per liberare risorse da mettere in gioco, secondo, a garantire finanziamenti alle politiche sociali, il cui ruolo è cruciale all’interno del processo di riordino. Intanto questa finanziaria ha pochi soldi per gli interventi strategici, ma intende ricorrere al Por, oltre che per le politiche sociali, anche per la formazione degli operatori, l’informatizzazione (nell’ambito del più vasto progetto della pubblica amministrazione) e per i progetti di ricerca, questi ultimi ,si spera, sostenuti dalle fondazioni bancarie. L’Assessore considera il 2005 un anno di transizione, nel corso del quale, tuttavia, «vorremmo mettere in piedi analisi, monitoraggio e verifica della spesa farmaceutica», è stato affermato. La Sardegna infatti è sotto osservazione da parte del ministero dell’Economia, e avviare il Comitato regionale di bioetica che potrà fare riflessioni importanti su alcuni grandi temi di attualità, dalla genetica alle biotecnologie, alla riqualificazione dell’assistenza. Altro argomento urgente è mettere ordine alle Case di riposo, nelle quali regna incertezza e disordine soprattutto sul ruolo del personale, scoglio sul quale si sono arenati i precedenti tentativi. Non è un lavoro facile, ma occorre dare un segnale. Il discorso sul personale coinvolge l’intero mondo sanitario: si registrano, infatti, molti contratti atipici, assunzioni determinate per carenza del personale, lo ha ricordato l’On. Mariuccia Cocco della Margherita, anche di durata semestrale, che creano uno stato di perenne precarietà. L’assessore Dirindin è convinta sulla necessità di stabilizzare gli operatori, perché la continuità delle equipe non può che migliorare i livelli delle prestazioni. Ci sarà un tavolo tecnico, con i sindacati confederali, per trovare risposta. Altrettanta attenzione merita comunque anche il problema del personale sanitario, che i parametri del ministero della salute, della Corte dei conti e dell’Agenzia nazionale dei servizi sanitari indicano superiore alla media nazionale. Ciò dipende, ma solo in parte, ha detto la Dirindin, dalla prevalenza del pubblico rispetto al privato; ma l’analisi va fatta ed è possibile anche pensare a una rimodulazione, considerato che in alcune realtà territoriali e in alcune specialità mancano invece le risorse umane. Sulla dotazione di personale sono intervenuti, chiedendo comunque garanzie, gli onorevoli Antonello Liori (An), Mimmo Licandro (FI) e Silvestro Ladu (Fortza Paris). I dati forniti dai precedenti assessori, hanno detto, andavano in altra direzione. Vista la carenza di medici, c’è la sensazione che a fare sbilancio siano soprattutto gli amministrativi. Situazione che l’assessore appurerà. Forse qualche onorevole non tiene nelle debite considerazioni che un medico percepisce mediamente uno stipendio tre volte superiore a quelle di un amministrativo. Sono comunque le solite diatribe fra volontà di “impinguare” la classe medica a sfavore di quella amministrativa, da troppo tempo considerata una spesa aggiuntiva nella sanità, mentre le professionalità amministrative dovrebbero essere gratificate e incentivate nell’ambito di un rapporto di lavoro che vede le une assolutamente subalterne alle altre. Sarebbe più logico, nell’ambito delle rispettive competenze, trovare una soluzione valida per entrambi, senza lanciare strali contro gli amministrativi della Sanità che non sono certamente una pletora.

Nella foto: l’On.Pierangelo Masia
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