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A.B. 11 marzo 2014
Ritorna il festival Ananti de sa Ziminera
A Bauladu e Tramatza, tre giornate di incontri con scrittori, musica d’autore, biblioteche aperte di notte e cibo a chilometri zero


BAULADU – Un fine settimana di grande interesse per gli appassionati di letteratura: da venerdì 14 a domenica 16 marzo, nei comuni di Bauladu e Tramatza, si svolgerà la quinta edizione del festival “Ananti de sa Ziminera”. Tre giornata di incontri con scrittori, musica d’autore, biblioteche aperte di notte e cibo a chilometri zero, per i due piccoli centri dell’alto oristanese sostenitori del binomio cultura e territorio. Diffuso nelle case campi danesi, nei bar, nelle cantine, lungo le strade in pietra e nelle piazze, il festival richiama la tradizione dei racconti davanti al focolare, tipici della realtà contadina e vivi fino alla prima metà del Novecento. Anni in cui, all’imbrunire, le famiglie si raccoglievano accanto al focolare ed un narratore, circondato da attenti e silenziosi ascoltatori, diveniva il protagonista della serata.

Attraverso la narrazione di “contos” e “paristorias”, si impartivano lezioni importanti, si trasferiva morale, si invogliavano i più piccoli a seguire le regole del gruppo sociale. I contos erano telegiornale, spazio pubblicitario e spettacolo serale insieme. Ma con in più quel senso vivo di partecipazione umana che oggi il piccolo schermo ha reso quasi sterile. Il Festival Letterario Diffuso Ananti de sa Ziminera si propone di rievocare quel tempo del racconto e quel momento di aggregazione sociale, facendo sedere davanti ad un camino scrittori, poeti, giornalisti, cantautori, esperti di letteratura, linguisti, politici, uomini e donne impegnate nel sociale e persone comuni, al fine di presentare libri di recente pubblicazione, confrontarsi riguardo argomenti di attualità e riflettere sulle tematiche del territorio e della società contemporanea.

I vantaggi di un’iniziativa di questo tipo sono molteplici. Da cinque anni, le comunità di Bauladu e di Tramatza, insieme con il pubblico del festival, si ritrovano davanti ad un caminetto a condividere in maniera collettiva momenti di crescita culturale e civile. Un’agorà dall’alto valore simbolico e sociale, un modello di relazione nel quale la qualità dell’esperienza culturale fa da collante. Uno spazio in cui i fruitori del festival sono allo stesso tempo i protagonisti di questa costruzione condivisa. Una partecipazione attiva della comunità agli eventi culturali è molto più importante del numero dei “biglietti staccati” o delle presenze che si registrano al festival, oppure ancora dall’indotto che potrebbe generare la manifestazione. Il beneficio economico sta nel produrre una società con la mente aperta, disposta a confrontarsi con il prossimo, che non ha paura del cambiamento e dunque capace di innovare. Un paese innovativo sarà maggiormente abile nel gestire una stagione di conflitto sociale (come quella che stiamo attraversando) e di affrontare le sfide del futuro.

Nella foto: un momento della conferenza stampa di presentazione
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