Inaugurata la mostra permanente dedicata alle antiche terme romane di Fordongianus, con lo scopo di informare i visitatori sulla storia, l’archeologia e la planimetria del sito
FORDONGIANUS - Le Terme Romane di Fordongianus, splendida testimonianza dell’insediamento in tempi remoti nella nostra isola di popoli lontani, sono oggi non solo ammirabili, ma anche conoscibili approfonditamente, grazie alla mostra permanente ad esse dedicata, inaugurata lo scorso 8 marzo.
Attraverso sedici pannelli illustrativi delle varie testimonianze archeologiche presenti nel territorio comunale (sono circa 31 i siti di rilevante interesse) e all’interno del centro abitato e attraverso l’inserimento di una ricostruzione storica, di fotografie accompagnate da annotazioni didascaliche e testi sugli scavi di fine Ottocento, primi Novecento e di una planimetria generale del complesso termale di Caddas, con indicati gli Opus, sarà possibile a tutti i visitatori conoscere accuratamente la storia delle Terme Romane.
Nello specifico, buona parte della mostra risulta dedicata alla restituzione planimetrica della Natatio Porticata e del Ninfeo, con l’Ara votiva per la salute di Quinto Bebio Modesto, l’articolazione delle terme I e II, con gli ambienti, la destinazione e il loro utilizzo in evidenza. Delle terme I in particolare, vi è un saggio di restituzione della Natatio Porticata e del Ninfeo, ricostruito e presentato per la prima volta in assoluto. Diversi e inediti poi i prospetti delle Terme I, sempre riguardanti la Natatio Porticata e il Ninfeo, con la dislocazione dell’edificio, mentre molto interessanti risultano i documenti Epigrafici e Statuari dall’Area Termale, con l’Ara votiva di Quinto Bebio Modesto, le Are Votive del Ninfeo e le statue di Bes. A completamento del percorso infine, la Bibliografia e un Glossario.
Si tratta quindi di un lavoro volto a promuovere visite coscienti, realizzato grazie al determinante contributo offerto dalla Fondazione Banco di Sardegna e, tra i tanti, anche dal Consorzio Sa Perda ‘e Iddocca, oltre che ovviamente alla preparazione dei curatori del lavoro, gli archeologi Ginetto Bacco e Paolo Benito Serra.
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