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Oristano NewsnotiziealgheroOpinioniScuolaL’Alberghiero di Alghero. Una scuola di eccellenza
Antonio Budruni 21 gennaio 2015
L'opinione di Antonio Budruni
L’Alberghiero di Alghero
Una scuola di eccellenza


In Sardegna, una regione isolata circondata dal mare, si riteneva che il male venisse sempre dall’esterno, dal mare. Oggi, invece, succede solitamente il contrario: tutto ciò che è esterno è bello, valido, importante. Questo modo di essere e di pensare è catalogato solitamente alla voce “provincialismo”. Quando si vuole fare riferimento a qualcosa di importante, di unico, di davvero bello si guarda all’esterno. Sono gli altri i più bravi, i migliori, i più belli. Tutto ciò che è “in”, “must”, “fashion” e via anglicizzando arriva dall’estero. E la Sardegna? Arretrata, ancorata ad un mondo vecchissimo, improponibile, rozzo. Nel momento in cui, però, si riesce a dismettere la litania dei luoghi comuni e delle false certezze, quando si ha il tempo (e la voglia) di guardarsi un po’ intorno per liberarsi della pigrizia mentale, si scoprono mondi sotto casa, situazioni, persone, cose che non riuscivamo a vedere perché abbagliati da cosa più appariscenti, roboanti, rutilanti, brilluccicanti. Ecco, a guardarsi intorno, anche in Sardegna ci si può accorgere dell’esistenza di eccellenze. L’Alberghiero di Alghero lo è senz’altro. Vediamo perché.

Facendo una rapida ricerca nella rete, si possono scoprire alcune cose piuttosto interessanti. Si può scoprire, per esempio, che il miglior bistrot di Francia è, secondo la rivista specializzata “Le Fooding”, il “Roseval”. Fin qui, nulla di nuovo, si dirà. Certo. C’è però un dettaglio di non poco conto: il titolare, colui che ha fatto ottenere il prestigioso riconoscimento al bistrot parigino, è uno chef sardo, Simone Tondo, diplomato all’Alberghiero di Alghero, che ha appena 26 anni. Da Parigi a Barcellona. Un altro giovane chef algherese, Mario Melone, diplomato all’Alberghiero di Alghero, ha appena compiuto trent’anni. Nel 2013 lo chiamano a Barcellona per rivitalizzare il ristorante “Ballakanò”. Da una situazione di crisi, nel giro di pochi mesi il ristorante diventa una delle mete più ambite dei buongustai catalani. Oggi le prenotazioni sono ad un mese e su “Tripadvisor” il ristorante è diciottesimo su 4550 strutture della metropoli spagnola. Da Barcellona a Singapore, dove il “food and beverage manager” dell’hotel “Fairmont”, una struttura a 5 stelle tra le più prestigiose dell’Asia, è il trentunenne Christian Carminati, diplomato all’alberghiero di Alghero. Attualmente coordina un maxi-gruppo di 200 collaboratori, sovrintende a sette ristoranti, al room service e banqueting, coordina la gestione degli outlets, dalla parte finanziaria al marketing, passando per la formazione, le assunzioni, e più in generale il personale. Trova anche il tempo per occuparsi della creazione di menu, dei rapporti con i fornitori, delle carte dei vini e di molti aspetti procedurali legati alle certificazioni di qualità. Non basta, al vertice della ristorazione regionale c’è lo chef Roberto Petza del ristorante “S’Apposentu” di Siddi, anch’egli ex studente dell’alberghiero di Alghero, al quale la guida dell’“Espresso 2015” attribuisce un punteggio di 17/20, il più elevato nell’Isola. Molti ricorderanno, per le sue frequenti presenze televisive alla prima edizione de “La prova del cuoco”, il notissimo programma condotto su “Rai 1” da Antonella Clerici, lo chef carlofortino Luigi Pomata. Anch’egli si è formato tra i banchi di scuola dell’alberghiero di Alghero, così come l’algherese Cristiano Andreini, una stella “Michelin” nel 2009 ed oggi chef del superlussuoso hotel “National” di Mosca, ambasciatore della cucina creativa. Il 19 gennaio2015 ha ricevuto il premio come migliore ristorante di Russia per l’accoglienza e l’eleganza.

Basta? No, non basta. L’Alberghiero di Alghero è un’eccellenza anche per la sua scelta strategica avviata nel 2000 di investire nella valorizzazione delle produzioni locali. Nel 2002, gli chef dell’Alberghiero di Alghero hanno creato la “Paella algaresa”, una rivoluzione copernicana del piatto più famoso di Valencia, rendendolo finalmente Mediterraneo con la sostituzione del riso con la fregula sarda. Nello stesso anno, è stato inventato il cocktail algherese “groc i vermell” (giallo e rosso, i colori della città, ma anche della Catalogna), con prodotti interamente sardi (mirto, limoncello, zafferano, succo d’arancia e ciliegia di Bonannaro) e il semifreddo “neu de murta” (neve di mirto). L’Alberghiero di Alghero ha inventato il progetto “Bellas Horas” (belle ore), aprendo la scuola alla città e al territorio con una proposta culturale vincente, mixando letteratura e musica, cucina e teatro. L’Alberghiero di Alghero è stata l’unica scuola italiana ad attivare un ufficio di informazioni turistiche per favorire il contatto diretto degli alunni di ricevimento con i clienti. Da molti anni, gli alunni dell’Alberghiero di Alghero vincono premi prestigiosi in numerose competizioni regionali, nazionali e internazionali, proponendo piatti e abbinamenti cibo-vino della tradizione regionale con le innovazioni e la creatività che contraddistinguono la scuola da molti anni. Nel novembre scorso, l’Istituto Alberghiero di Alghero si è aggiudicato il terzo premio nel concorso del “Banco di Sardegna” per la scuola, su un progetto davvero innovativo: la creazione di una start up, “Sani & Sardi”, che intende costituire un network per la valorizzazione delle produzioni autoctone e delle biodiversità della Sardegna in un percorso di filiera che approdi alla gastronomia di qualità. In Sardegna, insomma, l’eccellenza c’è!


* professore e storico
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