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S.A. 12 giugno 2015
Sentenza: Amianto causa malattia professionale
Una sentenza del tribunale di Cagliari dopo 10 anni di lotte legali: la vicenda di Enrico Porcedda, lavoratore dipendente della ex Rumianca


CAGLIARI - Ci sono voluti quasi dieci anni estenuanti di domande, richieste, esami medici, analisi, controlli e visite di ogni genere, fino al ricorso in giudizio per ottenere il riconoscimento di malattia professionale da esposizione al temibile amianto e i relativi, ma tardivi, benefici di legge: questa la vicenda di Enrico Porcedda, lavoratore dipendente della ex Rumianca, oggi Syndial, di Assemini. Una vicenda dolorosa, che si è conclusa soltanto con la sentenza del Tribunale di Cagliari, che gli ha dato ragione e ha riconosciuto il diritto al trattamento pensionistico anticipato, così come previsto dalla Legge 27 marzo n° 257 del 1992. Un beneficio che si è tradotto, in realtà, in una pensione anticipata di soli 3 anni, rispetto ai 15 spettanti di diritto: nonostante la malattia già in corso e oggi acclarata, il signor Porcedda ha dovuto continuare a lavorare, in un ambiente contaminato, per un totale di 37 anni e 7 mesi.

«La storia del signor Porcedda - ha dichiarato Sabina Contu, presidente di Aiea Sardegna, l'Associazione Italiana Esposti Amianto – è indicativa delle traversie che i nostri lavoratori sono costretti ad affrontare per vedere riconosciuti i diritti a tutela della salute, che spetterebbero loro per legge. La posta in gioco è proprio questa: coloro che sono stati esposti alle fibre e alle polveri di amianto rischiano gravi patologie, in particolare all'apparato respiratorio, quali l'asbestosi, il carcinoma polmonare e il mesotelioma pleurico, che quando si manifesta, rappresenta purtroppo, una condanna senza appello! Stiamo seguendo una cinquantina di casi provenienti da tutte le aree industriali dell'isola, di cui una decina, pressoché definiti: 7 si sono risolti in modo positivo, alcuni dopo ricorso in giudizio, altri in via amministrativa. Su altri 3 sono tutt'ora in corso azioni giudiziarie, e siamo in attesa di sentenza. Ma sono migliaia i casi di lavoratori che hanno perso la speranza ed hanno rinunciato a rivendicare i propri diritti di fronte ai troppi ostacoli e dinieghi, e questo è profondamente ingiusto».

Le malattie causate dalla esposizione all'amianto sono purtroppo a lunghissima latenza, oltre i venti anni, e di difficile e complessa diagnosi, si tratta di un rischio reale che incombe, secondo AIEA Sardegna, su un bacino potenziale di 50.000 (cinquantamila) lavoratori ed ex lavoratori delle aree industriali dismesse o ancora attive in Sardegna: una drammatica emergenza su cui da troppo tempo incombe un preoccupante silenzio e su cui AIEA Sardegna, in sintonia con AIEA Nazionale, ha avviato negli ultimi anni una azione sistematica di denuncia e supporto diretto ai lavoratori, attraverso l'azione degli Uffici Legali in convenzione, di cui cominciano a vedersi i primi risultati.

«La situazione della Sardegna - ha detto Mario Murgia, vicepresidente nazionale dell'Associazione Italiana Esposti Amianto - rappresenta un caso emblematico e di rilevanza nazionale rispetto a tutte le aree industriali ed ex industriali del nostro Paese: in base ai riscontri che abbiamo potuto raccogliere, nessuna delle domande presentate dai lavoratori sardi all'Inail, alla scadenza del 15 giugno 2005 prevista dalla legge 257/92 è stata accolta, contrariamente a quanto accaduto ad esempio ai loro colleghi dello stabilimento di Pisticci Scalo, Basilicata, "gemello" di quello dell'ANIC/EniChem Fibre di Ottana, che hanno ottenuto il riconoscimento dei loro diritti in via amministrativa già dal 2006». L’Associazione chiede da tempo l’attivazione di un registro degli esposti ed ex esposti ad amianto e in ambito sanitario chiede che vengano seguite le linee guida previste dal Piano Sanitario Nazionale 2011-2013.
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