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A.B. 24 ottobre 2015
Ordine degli Psicologi della Sardegna: convegno a Sassari
Il benessere psicologico dei pazienti ospedalizzati, con patologie complesse quali quelle croniche e oncologiche, dei loro familiari e degli stessi operatori sanitari: di questo si è discusso nell'ambito delle iniziative per le Settimane del Benessere Psicologico, in corso dal 12 ottobre all'8 novembre


SASSARI - «Sostenere psicologicamente un paziente ospedaliero significa contenere l'angoscia di morte, di separazione dalla famiglia, lavorare sul trauma del passaggio improvviso da uno stato di salute ad una malattia, significa dare un senso al proprio dolore, “accogliere” le sofferenze del proprio corpo che cambia: la perdita dei capelli, la perdita dell’autonomia, la perdita di una parte del proprio corpo. Significa incontrare solitudini che trovano nella camera dell’ospedale e nella relazione con l’operatore sanitario, una casa, talvolta una famiglia», ha sottolineato Irene Melis, consigliere dell'Ordine degli Psicologi della Sardegna, durante la tavola rotonda intitolata “Il corpo e le parole: l'approccio medico-psicologico nella cura del paziente ospedaliero”, andata in scena questa mattina (sabato) a Sassari, nell'ambito del convegno (accreditato Ecm) su “Lo Psicologo Ospedaliero: dall'Intervento in Fase Critica all'Integrazione Clinica”. La giornata, intensa e partecipata, con gli interventi di psicologi, medici ed esperti a livello regionale e nazionale, è stata promossa dall'Ordine degli Psicologi della Sardegna (in collaborazione con la Asl 1,) nel quadro delle “Settimane del Benessere Psicologico", in corso di svolgimento in tutta l'Isola, da lunedì 12 ottobre a domenica 8 novembre.

«L'iniziativa di portare in tutta la Sardegna gli eventi delle Settimane del Benessere Psicologico - ha spiegato Giorgina Meloni, coordinatrice della Commissione Sanità e integrazione Socio Sanitaria Ops - ha lo scopo di promuovere le professionalità degli psicologi nella nostra regione e diffondere la cultura del benessere psicologico. Stiamo affrontando le più diverse tematiche, così come al convegno di Sassari e in innumerevoli iniziative diffuse nel territorio, sia nell'area Alghero-Sassari, che nel resto dell'Isola: ciò che si sta mettendo in evidenza è che lo psicologo può e deve operare anche in ambiti che si discostano da quelli classici. In particolare auspichiamo che questi eventi rappresentino un’opportunità per i cittadini di avvicinarsi allo psicologo quale professionista della salute, intesa nel suo significato più ampio: quello che riconosce la centralità della persona come unità bio-psico-sociale».

Ricco ed articolato l'apporto al convegno sassarese dei diversi relatori, che si sono succeduti dopo l'apertura dei lavori del presidente dell'Ordine degli Psicologi della Sardegna Angela Quaquero, fra cui, nello specifico, del commissario straordinario dell'Asl n.1 di Sassari Agostino Sussarellu (che ha affrontato proprio il tema del avoro integrato medico-psicologico), lo psicologo psicoterapeuta dell'Asl n.3 di Nuoro Luca Deiana (che si è soffermato sulla psicologia della salute in ambito ospedaliero) e, fra gli altri, della psicologa-psicoterapeuta del “Policlinico A.Gemelli” di Roma Lucia Bernardini (su "L’intervento psicologico in Pronto Soccorso"). «Per quanto in Italia siano pochi gli psicologi che lavorano in ambito ospedaliero, l'Ordine ha voluto investire sulla psicologia ospedaliera, perché l'inserimento della psicologia in un contesto dove si affrontano le malattie organiche, inserisce nel dialogo sulla cura del corpo una dimensione soggettiva ed interpersonale, dove possono trovare spazio, accoglimento ed ascolto le paure e le ansie legate ai cambiamenti del corpo che si ammala», ha sottolineato in particolare la psicologa psicoterapeuta dell'Asl n.8 di Cagliari Francesca Tarantini (consigliere dell'Ordine Psicologi della Sardegna) nel suo intervento su "L’intervento psicologico in Unità Spinale". «La psicologia in ospedale - ha aggiunto - si rivolge oltre che e ai pazienti e alle loro famiglie, anche agli operatori di tutte le figure professionali, che si occupano di loro. Anche gli operatori necessitano di ascolto ma, soprattutto, di strumenti per fronteggiare gli aspetti emozionali che il lavoro gli propone e, in questo senso la psicologia ospedaliera può fornire il suo contributo finalizzato alla formazione degli operatori e alla prevenzione dello stress lavoro correlato».

Il convegno ha consentito di individuare alcuni punti essenziali sulla funzione dello psicologo in ospedale, che, come ha sottolineato Melis, possono essere così sintetizzati: sostegno psicologico del paziente ricoverato e ad i suoi familiari; collabora con il medico qualora quest’ultimo debba fare comunicazioni di cattive notizie; è parte integrante dell’equipe curante e facilita la relazione terapeutica ed il processo comunicativo tra gli operatori sanitari, il paziente ed i familiari; la presenza dello psicologo in reparto permette anche di sostenere il medico che si trova a vivere situazioni ad alto impatto emotivo e quindi condurre, nel lungo periodo, al burn-out; cura la formazione del personale rispetto alla comunicazione. Si può, quindi, parlare di “umanizzazione” della condizione del paziente in ospedale, ma in una dimensione scientifica e professionale, in cui essenziale è il ruolo dello psicologo. «Gli scenari dell'intervento psicologico, soprattutto in questi ultimi decenni - ha concluso Meloni - hanno superato i confini della patologia estendendosi a nuovi campi d'azione quali la prevenzione e la promozione della salute, l'integrazione socio sanitaria, il lavoro e le organizzazioni, la crescita personale ed altri ancora,in una accezione della salute intesa come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia” come ben la definì nel 1948 l’Organizzazione Mondiale della Sanità».

Nella foto: il commissario straordinario Agostino Sussarellu
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