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Red 13 novembre 2006
Lettere alla redazione: Ospedale triste anche a tavola


Già di per sé un ricovero ospedaliero, soprattutto per le persone anziane, può rappresentare una esperienza traumatica. Analisi dolorose, visi sconosciuti e impenetrabili, prelievi, camici bianchi svolazzanti, certo non favoriscono la serenità di chi è preoccupato per la propria salute. I tempi di attesa dell’esito, favoriscono il silenzio e l’isolamento. Meno male che c’è l’ora del pasto. E’ in questo momento, intorno a quel tavolo “imbandito” chi può, cerca di ritrovare un momento di casa, un momento di normalità, e mangia a tavola come tutte le persone normali; soprattutto ci si sente persone sane. Ma a riportare alla triste realtà del reparto medicina dell’Ospedale Civile di Alghero, ci pensa l’arrivo del freddo, anonimo vassoio di plastica, che, deposto sulla tavola “imbandita”, espone allo sguardo umido, triste e preoccupato dell’ospite del reparto il proprio contenuto.

Ipoteticamente questo dovrebbe servire a combattere l’inappetenza di chi proprio voglia di mangiare non ha. L’appetito vien mangiando e che cosa c’è oggi da mangiare?. E´ un eufemismo definire questo…..brodo, e, quel che è peggio, (perché anche l’occhio vuole la sua parte) è che in mezzo a questo brodo, galleggiano, infelicemente scotti e disfatti, sette tortellini, sette. Forse chi la fame si può rifare con il secondo. Bene: coscia di pollo. Poveretto, il pollo non si capisce se sia stato cucinato lesso e poi arrostito, o viceversa.. Sta di fatto che la pelle del pollo è bianchiccia, molle e quel che salta all’occhio, probabilmente, perchè il pollo non voleva saperne di finire in pentola, sono le piumette che fanno bella mostra di sé disperatamente attaccate alla pelle. Pazienza, può succedere; ci possiamo rifare con la frutta, le mele e le pere ispirano. Ma come la mettiamo con la dentiera della nonnina ospite del reparto? Forse le mele e le pere necessitavano di un ulteriore tempo di maturazione sull’albero per poter diventare commestibili.

Certo non chiedevamo un menù da guida del Gambero Rosso o Michelin, ma forse questo pseudopasto rientra nella famosa razionalizzazione della sanità? Chi sono i dietologi, i nutrizionisti che dovrebbero sovrintendere al lavoro di questi cuochi(?). E la direzione dell’Ausl che dovrebbe sovrintendere al lavoro dei dietologi e dei nutrizionisti e dei cuochi, non ha mai avuto modo di recarsi nelle cucine dalle quali escono i manicaretti di cui sopra, per effettuare un sopralluogo?
La nonnina, poi, a bassa voce, ci confida che pensa di farsi portare da casa oltre il pasto anche le lenzuola fresche di bucato, perché è da otto giorni ricoverata ed il suo letto non è stato mai rifatto. Certo lei si reputa fortunata perché è in condizioni di rialzarsi, di lavarsi tutti i giorni; ma come la mettiamo con i pazienti che questa autonomia non ce l’hanno?

Tutti siamo consapevoli quanto la carenza di risorse finanziarie e di risorse umane incida negativamente sul buon funzionamento della struttura sanitaria, ma, quando queste carenze ledono la dignità delle persone, è inevitabile cercarne i responsabili. Il diritto alla salute è sancito dalla costituzione e perciò va tutelato in particolare quando l’età avanza e i bisogni aumentano. Dovremo tutti ricordare più spesso che un giorno potrebbe toccare anche a noi d’avere bisogno; cuochi, dietologi, nutrizionisti, infermieri, medici compresi.

Elisabetta Boglioli
Arcobaleno di Stella Nascente
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