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A.B. 29 febbraio 2016
Il genio di Bach a Spazio Brahms 2016
Nell’ambito della sesta edizione, la prima accademia musicale si è aperta e conclusa con due brani organistici in la minore interpretati sull’organo Mascioni della cattedrale Santa Maria di Alghero da Emanuele Carlo Vianelli, organista titolare del Duomo di Milano


ALGHERO - Nell’ambito della sesta edizione di Spazio Brahms di Alghero, la prima accademia musicale si è aperta e conclusa con due brani organistici in la minore interpretati sull’organo Mascioni (1935) della cattedrale Santa Maria da Emanuele Carlo Vianelli, organista titolare del Duomo di Milano: Preludio e fuga in la minore di Johannes Brahms ed il Terzo Corale di César Franck.

Il Preludio e fuga di Brahms è una composizione giovanile (1856) piuttosto esuberante e virtuosistica e reca una dedica a Clara Schumann, datata 7 maggio, compleanno di Brahms, e un’affettuosa postilla: «Così, liebe Clara, lei potrà passare il tempo nel giorno del mio compleanno. Intanto mi scriva. Se lo trova rigido, non dubiti a criticarlo, ne ho di riserva un altro migliore. Se le piace, tanto meglio, apprezzi le buone intenzioni, cordialmente suo Johannes». Dunque, un brano organistico dedicato ad una grandissima musicista, la più grande pianista del suo tempo, composto nel segno di Johann Sebastian Bach e degli appassionati studi di contrappunto fatti in gara con uno dei suoi più stimati amici, il violinista Joachim. Un brano che rivela un forte entusiasmo volto a rinsaldare il legame con il più grande musicista, caposaldo del barocco tedesco, di cui Brahms seppe assumere integralmente e consapevolmente, in pieno romanticismo, l’impegnativa eredità, profondendola a piene mani in tutta la sua produzione sia vocale sia strumentale. L’esuberanza musicale e l’entusiasmo organistico sono state le costanti interpretative del maestro Vianelli, e dunque segni interni della partitura brahmsiana affrontata con misurata scioltezza e densità di concentrazione.

Il Terzo Corale di César Franck si presenta come una sonata di un solo movimento, ma suddiviso in allegro, andante e finale. Nella prima sezione, sono due i temi che si contrappongono, ma nel finale trovano tra di loro una stretta correlazione. L’adagio centrale serve da ponte e da distensione. La figura di Bach non è lontana da questo procedere, specialmente per quanto riguarda l’uso polifonico. Franck alterna con gusto i cambiamenti enarmonici e cromatici, passando con disinvoltura dalla tonalità maggiore a quella minore. Ciò per ravvivare il brano attraverso sviluppi veloci e incisivi di nuovi spunti tematici che completano i temi preesistenti. Nella parte centrale Franck inizia una lunga e articolata ricerca tonale ricorrendo a una successione di quartine e, basandosi su accordi di sesta e settima diminuita sostenuti da un lungo pedale alla nota mi. Suoni drammatici si alternano ad altri delicati. L’aspetto enarmonico continua a giocare un ruolo fondamentale sull’intera composizione. Il complesso linguaggio contrappuntistico si sviluppa a spirale lungo tutto il brano per riapprodare, alla fine, alla tonalità d’impianto, la minore, attraverso un cromatismo “trionfante” che lo riporta al tema dell’esposizione iniziale. Questo importante brano della letteratura organistica, tanto amato da Albert Schweitzer (dopo che lo suonava a Gunsbach si raccoglieva per molti minuti in un silenzio profondo), sintetizza bene tutto il mondo di César Franck continuamente in preda a dubbi ed incertezze.

L’interpretazione di Vianelli ha messo in luce tutto lo spessore emotivo di cui Franck ha rivestito questo suo corale, evidenziando al tempo stesso quanto egli sia stato anche un vero artigiano della musica riandando, al modo di Bach, con genuina fantasia verso concezioni semplici e spontanee assai lontane dalle costruzioni spesso cerebrali dei colleghi del suo tempo. Ed il “modo di Bach” è piuttosto esplicito nella prima delle tre sezioni in cui è suddivisibile il Corale. Per esempio, il tema d’esordio, è costituito da accordi spezzati in stile toccatistico, che ricordano molto da vicino l’inizio del Preludio e fuga per organo BWV 543 di Bach cui si ispira anche il Preludio e fuga in la minore di Brahms eseguito come primo brano dell’Accademia algherese. Non una coincidenza, a Spazio Brahms, rendere presente come maestro assoluto la figura di Johann Sebastian Bach. Un'importante interpretazione, quella del maestro Vianelli, che ha suscitato ammirazione da parte del pubblico, ma soprattutto dei diversi docenti del Conservatorio di Sassari e dei concertisti presenti a Spazio Brahms 2016, poiché anch’essi impegnati in esecuzioni solistiche o strumentali d’insieme. Un bel momento di coesione musicale realizzata in una dimensione artistica vera e sinceramente vissuta nel nome di Brahms. Il programma della Prima accademia di Spazio Brahms 2016 era completato da cinque dei Preludi corali per organo op.122 di Johannes Brahms, dal Preludio e fuga in sol maggiore op.37 n.2 di Felix Mendelssohn Bartholdy e dal postludio della Passione op.93 di Heinrich von Herzogenberg.
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