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Enrico Muttoni 18 marzo 2019
L'opinione di Enrico Muttoni
Ambiente, la grande illusione


Il Presidente della Repubblica, la Presidente del Senato, e molti esponenti politici si sono spesi, in occasione dei movimenti giovanili a proposito di salvaguardia ambientale, in favore di una legislazione che tuteli la salute del pianeta. Salute che è minata, in sintesi, dall'aumento del tenore di anidride carbonica nell'atmosfera, dallo spreco di materie prime, e dal mancato riciclo dei rifiuti. Da dove si può iniziare, per limitare questo disordine? L'umanità, per vivere, deve lavorare: per lavorare, anche se lo facesse solo a forza di braccia, deve obbligatoriamente consumare energia, e gestire una certa quantità di rifiuti. La situazione è la stessa per noi come era per l'uomo di Neanderthal. Cambiano, enormemente, le quantità di energia in gioco. Dal punto di vista chimico, fisico, e ambientale, non esiste differenza tra mettere un litro di benzina nel serbatoio del motorino, o mangiare un Big Mac. Si tratta di trasformare la materia in energia, anidride carbonica e acqua. Il discorso vale per qualsiasi bene o servizio di cui può disporre l'umanità: quello che abbiamo, lo abbiamo grazie alla disponibilità di energia e di materie prime. Fatta la diagnosi (il pianeta è malato di super-sfruttamento), trovata la terapia (riduzione della Co2, riciclo dei rifiuti), bisogna ora applicarla. E' possibile? In questi giorni, in molti si sono divertiti a calcolare il peso della Co2 che non verrebbe immessa nell'atmosfera se non si facesse la linea per il Tav. Questo tormentone durerà a lungo, perchè verrà proposto come argomento dirimente per ogni opera pubblica . Il consumo di energia, in questi casi, è attribuibile per gran parte alla produzione di cemento, e di ferro, per le armature. Il resto, è l'energia meccanica per lo scavo del tunnel.

E' possibile ridurre il quantitativo di Co2, e contemporaneamente eseguire l'opera? Sì, in un solo caso: usare l'energia nucleare e lavorare con l'elettricità. Per fare il cemento, ma non il ferro, perchè le acciaierie funzionano, inevitabilmente, consumando grandi quantità di carbone. Da notare che i francesi, co-titolari della Torino- Lione, col loro nucleare, hanno limitato di molto il problema, che rimane soltanto italiano. Non resta che rinunciare, per non stressare il pianeta. E, via via, bisogna rinunciare a tutte le attività che consumano energia per ritrovare, in fondo, l'equilibrio ambientale nel quale viveva l'uomo di Neanderthal (e l'homo sapiens suo contemporaneo). Questo andrebbe spiegato ai ragazzi, che non si rendono conto di quanto sia dispendioso, energeticamente parlando, il loro tenore di vita. A parte gli eccessi alimentari, che andrebbero comunque limitati, a cosa dovrebbero rinunciare per salvare il pianeta? Agli smartphone? All'abbigliamento (cambiato troppo spesso)? Alle tonnellate di batterie di ogni tipo che vengono consumate dalla più tenera infanzia? Al condizionatore? All'ascensore? Ai viaggi di istruzione? Ai megawatt per alimentare la discoteca?

Ai margini di questa discussione, prospera il discorso del riciclo di materie prime, per lasciare alle generazioni future il capitale necessario alle loro necessità. Premesso che il riciclo è doveroso, e da rendere obbligatorio quando possibile, va spiegato ai giovani che, di per se, non aiuterà l'ambiente a migliorare, se non nell'aspetto esteriore e, diciamo così, paesaggistico. La vita dei materiali prodotti dall'uomo, e posti al lavoro, insegna che per tutti loro la percentuale di un recupero e riutilizzo è per ognuno di essi variabile in misura maggiore o minore. Ma anche nel migliore dei casi (metalli, vetro e carta, per esempio), si tratta solo di entità modeste. E anche l'odiata plastica, se vogliamo evitare di trovarla nello stomaco degli animali marini, dopo il dovuto riciclo, ha il destino di finire in un inceneritore, a produrre, peraltro, Co2. Il legislatore, a questo punto, avrà il suo bel daffare a salvare la capra (il pianeta) e i cavoli (i posti di lavoro persi per la rinuncia alle attività energivore, e a quelle di servizio). Purtroppo, sarà disponibile a qualunque menzogna pur di blandire l'elettorato, e a mantenerlo nella grande illusione. L'unica cosa che può arginare lo spreco derivante dalla tecnologia dei consumi, è la tecnologia stessa. Tra i tanti giovani scesi in piazza a manifestare, ci sono sicuramente quelli che, anziché ripetere slogan demenziali, si metteranno appassionatamente a studiare, per definire uno sviluppo sociale razionale, anche dal punto di vista energetico e ambientale. Compito del politico è quello di individuarli, sostenerli e proteggerli. Purtroppo, finora, non ci ha nemmeno provato. In quanto al pianeta, continuerà a cambiare il clima seguendo leggi naturali, che l'umanità ancora non ha scoperto.
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