Le pareti sono in tufo, non ignifughe come da normativa; il soffitto è composto da forati e cannicciato altamente infiammabile; la porta, che dovrebbe essere tagliafuoco, non esiste: dopo l’incendio dello scorso anno è stata sostituita con tavole di legno bloccate con delle corde. All’interno della cabina è presente una cisterna di circa 2 m3 di liquido combustibile. Per installazioni in centri ad alta densità, invece, sarebbero da preferire trasformatori in resina. Non è presente un sistema antincendio automatico, che possa tamponare la situazione prima dell’arrivo dei Vigili del Fuoco (che il 23 luglio sono dovuti arrivare da Porto Torres, perché quelli di Alghero erano impegnati in altri roghi).
«Per ben tre volte l’intervento dei vigili del fuoco ha impedito la catastrofe- sottolineano esausti - ma è chiaro che in queste condizioni un ritardo può essere fatale per l’intera via, per quelle adiacenti, e per il Complesso Monumentale di Francesco. Si aggiunga che i tre episodi finora accaduti si sono verificati di giorno, ma se capitasse di notte, e magari in inverno (quando il centro storico è pressoché deserto), gli esiti potrebbero essere tragici».
«Per ben due volte, Enel si è limitata a sostituire i macchinari incendiati, ma quel che serve, subito, è anzitutto una messa in sicurezza della cabina elettrica, secondo le normative vigenti. Anche perché il calore indebolisce i collanti del tufo e la struttura della palazzina, risalente XIX sec. Lunedì è prevista l’ennesima sostituzione dei macchinari, ma cittadini ed esercenti intendono bloccare questo intervento di tamponamento senza un’adeguata messa in sicurezza delle loro persone, delle loro case, delle loro attività. E stanno già chiedendo assistenza legale. Vogliamo un altro Cras-Montana, per indagare poi sulle varie responsabilità, invece di prevenire?»