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Cor 18 febbraio 2020
A Casa Deriu le maschere della tradizione
Bosa: a Casa Deriu una mostra dedicata alle maschere della tradizione. I Musei Civici sino al prossimo 8 marzo ospiteranno gli abiti ottocenteschi di Gioldzi, Boes, Merdules e Filonzana di Ottana e Is Arestes e S’Urtzu Pretistu di Sorgono


BOSA – Le maschere della tradizione sarda protagoniste di una mostra che da oggi, sino al prossimo 8 marzo, a Bosa, nei locali di Casa Deriu, arricchisce il ricco programma di manifestazioni in programma per il carnevale. L’esposizione è curata dalla Tacs, società che nella cittadina sul Temo gestisce i Musei Civici che comprendono le pinacoteche dedicate a Melkiorre Melis e Antonio Atza, artisti che hanno fatto la storia della pittura sarda e per i quali arrivano turisti e studiosi da tutto il mondo e il museo delle Concerie, vero e proprio gioiello di archeologia industriale, unicum in Sardegna e in Italia.

Le maschere che compongono la mostra sono state realizzate dall’artista Mario Mocci di Villacidro, le artigiane locali che lavorano il filet hanno prestato gli abiti del “Domino” e di “Gioldzi”, camicia e gonna di fine ‘800 delle tipiche maschere di Bosa. Altro salto nella memoria dei secoli scorsi riguarda le maschere di Sorgono, “Is Arestes” e “S’Urtzu Pretistu”, presenti già nel 1767 negli scritti “Attobios a Santu Mauru d’Ennarzu” del gesuita Bonaventura Demontis Licheri di Neoneli, recuperati negli archivi del sacerdote di Ortueri, Raimondo Bonu, in cui vengono raccontati riti, indumenti e scenografie custoditi dall’associazione Mandra Olisai. Immancabile la presenza di “Boes”, “Merdules” e “Filonzana” grazie all’associazione “Boes e Merdules” di Ottana che nello scorso novembre erano stati tra i protagonisti del servizio dedicato al mondo ancestrale sardo apparso sulla rivista internazionale Vogue Portugal e ambientato all’interno del Parco Archeologico di Suni e del nuraghe Nuraddeo.

«Le maschere sono divertimento ma, come nel nostro caso, rappresentano anche cultura e tradizione - spiega Cristina Concu, amministratrice della Tacs e responsabile della gestione e del coordinamento del Polo Museale – è importantissimo recuperare usi e costumi da tramandare ai nostri ragazzi e da far conoscere a turisti e visitatori che decideranno di venire a visitare la mostra. Abbiamo in programma una serie di eventi e manifestazioni per un rilancio dei Musei Civici di Bosa e speriamo sia anche l’inizio di una proficua collaborazione con l’amministrazione comunale che in questa fase ci ha supportato nella preparazione e sistemazione dei locali destinati alla mostra».
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