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Red 5 febbraio 2021
Il Parco Tepilora guarda al futuro
Gli occhi dell´Ente sono puntati sul Piano dell´adattamento ai cambiamenti climatici attraverso lo strumento dei Contratti di fiume. Se n´è parlato in un partecipato webinar


BITTI - “Contratti di fiume come strumento per l’adattamento dei cambiamenti climatici in ambiti locali e a elevato valore naturalistico”. E' questo il tema che ha riunito i maggiori esperti nazionali e della Sardegna: dalle Istituzioni governative a quelle regionali, passando per università, consorzi di bonifica e centri di ricerca che si sono trovati attorno al tavolo virtuale, organizzato in un webinar dal Parco naturale regionale di Tepilora, che partendo dall’analisi locale dedicata all’area del Rio Posada hanno spaziato a tutto campo sulle esperienze percorse in ambito italiano o estero. Una visione aperta alle buone pratiche da cui prendere spunto per affrontare con la dovuta lucidità il fenomeno ormai incombente dei cambiamenti climatici. Il Contratto di fiume è stato designato e approvato dall’Assemblea del Parco di Tepilora come uno dei quattro pilastri su cui si basa l’azione di programmazione dell’ente stesso, in seguito è stato adottato come progetto faro dalla Riserva di Biosfera Mab Unesco di Tepilora, Rio Posada, Montalbo.

Hanno aperto i lavori i saluti istituzionali giunti dall’Assessorato regionale della Difesa dell’ambiente, che un grosso contributo ha dato alla programmazione di questo evento e ai temi che lo hanno animato. E' stato poi il turno del presidente e del direttore del Parco di Tepilora Francesco Murgia e Paolo Angelini. Il primo ha sollecitato il mondo accademico, che uno straordinario apporto sta dando al dibattito e alla definizione di metodologie e ambiti d’intervento, «affinché approfondisca le ricerche sugli effetti dei cambiamenti climatici sui territori per dare ai decisori tutti gli strumenti necessari per legiferare meglio in materia di difesa del suolo e, in particolare, in merito alle interazioni tra la geologia dei territori e il carico solido sui fiumi in occasione degli eventi alluvionali, come quelli che prima nel 2013 e poi nel 2020 hanno investito i centri abitati e le campagne di diversi paesi dell’area Parco o della Riserva di Biosfera Mab Unesco Tepilora, Rio Posada, Montalbo. Solo analizzando tali fattori nello specifico si potranno iniziare a mettere in cantiere azioni concrete per incidere davvero sulla quotidianità, permettendo ai cittadini e quindi agli amministratori della cosa pubblica di non essere più spettatori passivi di un mondo che giorno dopo giorno cambia sotto i nostri occhi e che necessita di risposte immediate che garantiscano la dovuta sicurezza all’ambiente, alle persone e alle attività produttive che operano in determinati luoghi». Il webinar, in programma originariamente il 4 dicembre 2020, era stato rimandato a causa della terribile alluvione che aveva colpito Bitti, sede del Parco, una settimana prima. Proprio alla luce di quest’ultimo evento ambientale grave, la tavola rotonda virtuale ha assunto un'attualità ancora più evidente.

Angelini ha messo in evidenza come il web-meeting sia nato da tre passaggi basilari: l’esperienza maturata operando nel Tavolo nazionale dei Contratti di fiume; la partecipazione all’elaborazione delle linee guida per l’adattamento ai cambiamenti climatici a livello locale, già presentante alla Cop20 di Lima nel 2014 e l’analisi della legge istitutiva del Parco, approvata dal Consiglio regionale nell’ottobre 2014. «Il fiume – ha ricordato il direttore – può diventare il luogo dove aggregare funzioni e sviluppare potenzialità oltre la sua naturale capacità di rendere più resilienti i territori dagli effetti dei cambiamenti climatici, scrigno di biodiversità, riserva di acqua dolce, fondamento per un’agricoltura di qualità, luogo di ricreazione e tempo libero. E' un’idea di sviluppo che non solo travalica la valenza di continuità ambientale del fiume, dei suoi adduttori e delle connessioni ecologiche, ma fonde ecologia ed economia. In questa prospettiva, il Contratto di fiume per il Rio Posada vuole collocarsi principalmente come strumento per l’innesco di azioni territorialiste, dentro un sistema fisico omogeneo e oltre la limitazione amministrativa, ma anche innescare una ricerca di sintesi e di condivisione preliminare, a partire dalle azioni attuative dello scenario del Piano del Parco di Tepilora. Inoltre, vogliamo superare le criticità nella gestione dei conflitti oltre il perimetro del Parco. I Contratti di fiume sono strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale. Rappresentano, quindi, uno strumento di programmazione partecipata che ha la finalità di riqualificare i territori di un determinato bacino idrografico o parte di esso con interventi multisettoriali e con il coinvolgimento su base volontaria di tutti gli enti istituzionali e i soggetti privati di un determinato bacino».

La Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici prevede che questi strumenti contribuiscano alla definizione degli scenari e dei Piani in relazione alla mitigazione della vulnerabilità delle risorse idriche e al contenimento dell’impatto degli eventi estremi. «Lo stato di protezione della biodiversità del tratto fluviale all’interno dell’area protetta del Parco di Tepilora – ha aggiunto Paolo Angelini – è inevitabilmente connesso alla qualità ambientale dell’intera asta fluviale e del bacino idrografico del Rio Posada, dove ogni evento di decadimento della qualità ecologica del territorio fluviale (per esempio i frequenti inquinamenti del fiume o una cattiva gestione della risorsa a monte della stessa) si ripercuote nell’area protetta. Da qui la necessità di trovare soluzioni ecosostenibili per mitigare il rischio idraulico e allo stesso tempo creare una rete che mantenga inalterate le caratteristiche naturali del parco e prevenire eventi di declino dello stato di conservazione della stessa. Il bacino del Rio Posada può essere considerato come un ambito da riqualificare e valorizzare in modo integrato, sul quale investire e concentrare le risorse economiche, e dove consentire agli enti e alle popolazioni rivierasche di riguadagnare un rapporto più stretto con il fiume. Inoltre, è possibile sperimentare nuove forme di governance e ricomporre gli indirizzi di pianificazione esistente».

Un parterre di altissimo profilo ha animato il faccia a faccia virtuale dedicato ai Contratti di fiume: da studiosi delle università sarde a rappresentanti regionali di Assessorati e agenzie locali e di altri territori della Penisola, da referenti Mab Unesco della Biosfera, ai vertici locali e nazionali dei Consorzi di bonifica, piuttosto che dai rappresentanti dei Ministeri coinvolti nell’argomento e dalla Direzione generale Ambiente della Commissione europea. Oltre 120 contatti registrati, a parte i relatori partecipanti all’appuntamento, hanno seguito i lavori on-line: un buon risultato, soprattutto se si tiene conto della specificità dell’argomento trattato. Nei prossimi giorni, sul canale Youtube del Parco di Tepilora, sarà caricata la sessione integrale del web-meeting. Il Contratto di fiume del Bacino del Rio Posada, approvato nell’autunno 2020, rientra come progetto faro all’interno del Piano d’azione della Riserva della Biosfera, che riunisce diciassette Comuni: Alà dei sardi, Bitti, Buddusò, Budoni, Galtellì, Irgoli, Loculi, Lodè, Lula, Onanì, Orune, Osidda, Padru, Posada, San Teodoro, Siniscola e Torpè. Il Contratto di fiume interessa anche l’area Ramsar presente nelle zone a valle e nella foce del Rio Posada. Proprio in questi giorn,i cade il 50esimo anniversario della firma della Convenzione di Ramsar sulle zone umide di interesse internazionale. Aderiscono a tale convenzione 171 Paesi, mentre in Italia sono cinquantasei le aree riconosciute.

Nella foto: il presidente Francesco Murgia
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14:09
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