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Marco Balbina 16 gennaio 2026
L'opinione di Marco Balbina
Sul Caregiver il Governo ha partorito un topolino


Dopo dieci anni di proposte di legge mancate, il DDL sui Caregiver approvato dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio scorso, e sul quale c’era una indubbia attesa da parte di famiglie e disabili, in quanto primo intervento integrato sulla materia, si è trasformato in una cocente delusione per tutti. A tal punto che la stessa Ministra della Disabilità, Alessandra Locatelli, ha dovuto ammettere di “non essere del tutto felice, ma che si tratta di un primo tassello”. Mentre la referente dell’Associazione dei Caregiver Uniti, Alessandra Corradi, parla di “una offesa, di pochi spiccioli che coprono 52 mila persone su 8 milioni”. E, in effetti, così sembra a leggere fra le carte del topolino partorito dal Governo. Il DDL prevede un contributo di 400 euro mensili a fronte di un’assistenza al parente di 91 ore settimanali – cioè 13 ore al giorno per 7 giorni – a partire dal 2027. Ma i criteri sono così severi da essere, per certi versi, umilianti: l’Isee non deve superare i 15 mila euro, mentre il reddito massimo deve essere al di sotto o uguale a 3 mila euro. È evidente che la dotazione di 257 milioni, disponibili però dal 2027, non copre il reale bisogno degli 8 milioni di caregiver che assistono, con sacrifici inauditi, i parenti non-autosufficienti, sostituendosi a un Welfare già di suo carente e aggravato dalla scarsa considerazione che i disabili godono nel nostro paese. Basta qualche dato a corredo: oltre la metà di caregiver è occupata; quindi, non potrà accedere al contributo; mentre una percentuale che supera il 30% è inattiva, cioè formata da persone che non hanno un lavoro e che nemmeno lo cercano. Di queste molte sono donne, e negli ultimi tre anni sono aumentate di 300 mila unità: molte di loro non cercano un impiego poiché costrette ad assistere familiari con disabilità. Con la situazione paradossale che questo aumento degli inattive/i contribuisce a far diminuire la disoccupazione come dato statistico, che poi il Governo può vantare a suo discutibile merito. Un circolo vizioso pagato con la carne viva dei più disagiati. In realtà, il DDL non si propone di valorizzare seriamente il lavoro di cura e di riconoscere i contributi previdenziali con una certa regolarità. Lo strumento Isee, del tutto inadeguato per affrontare le soglie di accesso, finisce, anzi, per penalizzare soprattutto le donne che assistono familiari non autosufficienti, magari sacrificando reddito e carriera, e che possiedono una casa o piccoli risparmi ereditati. Cosa già accaduta, per altro con il bonus alle madri lavoratrici: 40 euro mensili, ma solo se hai due figli, di cui uno minore di dieci anni. In un paese caratterizzato sempre più da figli unici – quando ci sono – sono tutte misure fatte per escludere più che per includere chi ha bisogno. A proposito di misure atte a contrastare la crisi demografica in atto! Naturalmente, ci si augura che l’iter parlamentare possa migliorare il DDL, integrandosi con politiche sanitarie e sociali già presenti sul campo. Ma siamo, comunque, ben lontani dalla consapevolezza generale che i caregiver svolgono un importante lavoro sociale che va pagato con uno stipendio vero e non umiliato con disegni di legge come questo.

*Marco Balbina, Presidente Associazione Parkinson Alghero - ODV
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