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Cor 12:05
Carcere Uta, emergenza sovraffollamento
Sovraffollamento, emergenza sanitaria e aggravamento delle condizioni detentive dopo l’apertura del reparto 41-bis La situazione della Casa circondariale di Uta ha ormai raggiunto livelli di assoluta emergenza


CAGLIARI - A fronte di una capienza regolamentare di 561 posti, destinata a ridursi a 553 per effetto della ristrutturazione di quattro celle, l’istituto ospita attualmente 745 persone detenute, con un indice di sovraffollamento superiore al 130%, significativamente oltre la media nazionale. Si tratta di una condizione che pone seri profili di illegittimità sotto il profilo costituzionale e convenzionale, poiché determina condizioni detentive che assumono carattere disumano e degradante. Tutti i servizi essenziali dell’istituto – dall’assistenza sanitaria al trattamento rieducativo, dalle opportunità lavorative alla sicurezza interna – sono infatti organizzati sulla base della capienza regolamentare e risultano oggi del tutto insufficienti rispetto all’effettiva popolazione detenuta.

A tale quadro già fortemente compromesso si aggiunge l’apertura, inaugurata nei giorni scorsi dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio, del nuovo reparto destinato ai detenuti sottoposti al regime speciale del 41-bis. Se da un lato il Ministro ha evidenziato la modernità della nuova struttura, dall’altro non risultano affrontate le inevitabili ricadute che tale scelta produrrà sull’organizzazione complessiva dell’istituto, in particolare sul già gravemente insufficiente sistema sanitario. Il reparto dedicato al 41-bis dispone formalmente di un presidio sanitario, ma è privo delle necessarie attrezzature e non è dotato di personale medico dedicato. L’intero carcere può contare soltanto su due medici a tempo pieno (36 ore settimanali), affiancati da circa otto medici di medicina generale con prestazioni a orario ridotto. Analoghe criticità riguardano il personale infermieristico, limitato a quattro infermieri a tempo pieno.

Particolarmente allarmante è la situazione della salute mentale. Nell’istituto operano soltanto due psichiatri, a fronte della presenza di circa 50 detenuti affetti da gravi patologie psichiatriche e di una popolazione detenuta nella quale circa il 40% assume farmaci stabilizzanti dell’umore. Gravissime risultano anche le carenze nell’assistenza alle dipendenze patologiche. Pur essendo presenti circa 200 detenuti tossicodipendenti, il carcere è privo di un servizio SERD interno; è presente una sola psicologa e manca completamente la figura dello specialista tossicologo. Le criticità strutturali sono aggravate dall’attuale ondata di caldo estremo. In molti reparti vi è una grave insufficienza di ventilatori e l’assenza di congelatori o freezer impedisce ai detenuti di conservare gli alimenti acquistati tramite il sopravvitto. Tale situazione ha determinato forme di protesta, tra cui il cosiddetto "sciopero del carrello".

Ulteriori problematiche riguardano il reparto di Alta Sicurezza (AS), che rappresenta una realtà particolarmente isolata all’interno dell’istituto. Gran parte dei detenuti ristretti in tale sezione proviene da altre regioni e incontra notevoli difficoltà nell’ottenere il trasferimento presso istituti più vicini ai luoghi di residenza delle famiglie, con conseguente compressione del diritto ai colloqui e al mantenimento dei rapporti affettivi. Di fronte a un quadro così grave è necessario che l’intera filiera dell’esecuzione penale assuma piena consapevolezza della situazione. L’avvocatura è chiamata a valorizzare tutti gli strumenti di tutela, comprese le questioni di legittimità costituzionale, mentre la magistratura deve necessariamente tenere conto delle concrete condizioni detentive nell’adozione dei propri provvedimenti. In considerazione delle condizioni in cui versa il nostro carcere la Camera Penale di Cagliari preannuncia il prossimo avvio degli stati generali dell’esecuzione penale sarda. Infatti la drammatica situazione sopra descritta è ormai strutturale e impone la necessità di sensibilizzare e mantenere alta e costante l’attenzione dell’opinione pubblica e di tutti gli operatori sul tema.

Tale iniziativa prevede il coinvolgimento dell’avvocatura, della magistratura, dei garanti, delle istituzioni e degli operatori penitenziari e sanitari ed è aperta alla società civile; il tutto attraverso l’istituzione di tavoli di lavori su specifici temi individuati sulla base delle criticità rilevate che impongono la necessità di interventi non più procrastinabili. Nello specifico saranno avviati tavoli di lavoro e confronto costruttivo sulla sanità penitenziaria, sul Tribunale di Sorveglianza, sulla qualità e sulla specificità del trattamento e sulla sicurezza dei detenuti.
Quale primo atto dell’iniziativa, prodromico ai lavori, si preannuncia la formale richiesta di accesso ai dati ministeriali sulle condizioni della popolazione carceraria, della sanità e degli istituti di pena dell’Isola.
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