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Sara Alivesi 3 gennaio 2013
Alghero: 40mila pasti il 2012
Non più solo emarginati dalla società ed extracomunitari, ma sempre di più famiglie e sempre più spesso con minori: sono i nuovi poveri che ogni giorno si recano alla mensa Caritas, il cui lavoro si articola in molti altri centri operativi in città


ALGHERO - Se aumenta la povertà e la fascia di nuovi poveri in Italia, Alghero non fa certo eccezione. Ne sono dimostrazione le richieste d'aiuto ai servizi sociali del Comune, ai centri del servizio per il lavoro, e alla Caritas. In quella Diocesana Alghero-Bosa si è intensificata la mole degli interventi nel corso del 2012. Quarantamila circa sono i pasti distribuiti nell'anno appena concluso, una media di 100 al giorno. Non più solo emarginati dalla società ed extracomunitari, ma sempre di più famiglie e sempre più spesso con minori.

A coadiuvare il lavoro di un centinaio di volontari, (40 fissi e gli altri alternati dalle parrocchie) il direttore don Giuseppe Curcu. Il servizio è finanziato dall'8 per mille devoluto dal vescovo don Mauro Maria Morfino - che è anche il presidente della Caritas locale - «oltre che da cittadini e aziende particolarmente generose» tiene a precisare la segretaria Lisetta Donadio. Tra queste l'agruturismo Sa Mandra e il Green Hotel si occupano da anni, rispettivamente, del Natale e del primo pranzo del nuovo anno.

Ma la "macchina" Caritas non si ferma alla mensa quotidiana - compreso il servizio a domicilio per una ventina di soggetti non autosufficienti e per famiglie con bambini piccoli (gestito insieme al Comune) - ma si articola in altre azioni sempre più richieste dalla comunità algherese. Il Centro di ascolto diretto dal dottor Cocco in via Morandi collabora con i servizi sociali e le parrocchie per intercettare i bisogni primari di persone e nuclei familiari: dai problemi di sfratto e affitto, a quello della spesa. In crescita anche la domanda di indumenti, mobili, attrezzature per l'infanzia e biancheria, nella struttura di via Pascoli.

Così come aumentano il numero dei detenuti, circa 303 - raddoppiato negli ultimi due anni - nella Casa di accoglienza di via XX settembre (a fianco la mensa), dove hanno a disposizione vitto e alloggio coloro che possono usufruire dei permessi e che sono in una fase di riabilitazione ma non possono contare nel sostegno delle famiglie. Infine, è ancora operativo ma verso la chiusura il centro di accoglienza per profughi, per cui è in scadenza a febbraio - dopo una proroga di due mesi - il programma ad hoc della Protezione civile.

Nella foto: la famiglia di profughi africani accolta ad Alghero
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