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A.B. 23 maggio 2014
Malattie cardiovascolari: se ne parla ad Olbia
Liscia di Vacca ospita un incontro con specialisti cardiologi. Riflettori puntati su due categorie di persone tradizionalmente sottovalutate: gli anziani e le donne. Al centro del dibattito, la prevenzione dell’ictus in pazienti con Fibrillazione Atriale e le differenze di genere nelle patologie coronariche


OLBIA - Negli ultimi cinquant'anni, l'aspettativa di vita per l'uomo è aumentata notevolmente: secondo uno studio statunitense, pubblicato sul “New England Journal of Medicine”. In questo lasso di tempo, l’uomo ha guadagnato in media 7 anni di vita, dove la riduzione di mortalità in campo cardiovascolare incide per il 70percento, seguita da quella della mortalità infantile (19percento), mentre la diminuzione dei decessi per cancro pesa solo per un 3percento. Gli enormi progressi compiuti nel trattamento delle malattie cardiovascolari, dalla ricerca farmacologica alle tecniche diagnostiche e chirurgiche hanno avuto sicuramente un ruolo fondamentale nell’assicurare una maggiore attesa e una migliore qualità di vita, ciononostante queste costituiscono ancora, per la loro diffusione, un’urgenza per i Paesi industrializzati. Ai progressi in tema di strategie diagnostiche, terapeutiche e chirurgiche in cardiologia, basate sulle più recenti evidenze scientifiche e soprattutto alla prevenzione delle malattie cardiovascolari è dedicato l’incontro dal titolo “Il cuore tra medicina e chirurgia” iniziato oggi, venerdì 23 maggio a Liscia di Vacca ed in programma fino a domenica 25, realizzato con il patrocinio dell’“Anmco–Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri” e con il supporto incondizionato anche di “Boehringer Ingelheim Italia”, che riunisce alcuni tra i più autorevoli e rappresentativi esponenti della cardiologia e cardiochirurgia a livello nazionale.

Tra gli argomenti affrontati, importante rilievo è stato dedicato a due categorie di persone che tradizionalmente vengono sottovalutate: gli anziani e le donne. Per quanto riguarda gli anziani, grande attenzione è stata posta alla prevenzione dell’ictus in soggetti affetti da fibrillazione atriale, una frequente anomalia del ritmo cardiaco, la cui prevalenza è stimata intorno all’1percento della popolazione (ma ben il 10percento degli ultra ottantenni). Per quanto riguarda la Sardegna, si stima che i soggetti affetti da fibrillazione atriale siano circa 35mila, dato destinato ad aumentare a causa del progressivo allungamento della vita media. E’ oramai dimostrato che la fibrillazione atriale è causa del 15percento di tutti gli ictus cardioembolici. Per esercitare misure preventive adeguate, l’elemento cruciale diventa l’applicazione di un efficace regime terapeutico, attraverso una terapia anticoagulante. Tuttavia, in Italia si registra un sottotrattamento dei pazienti affetti da fibrillazione atriale, dovuto principalmente ai limiti della profilassi farmacologica finora utilizzata (antagonisti della vitamina K), che presenta alcune difficoltà di gestione come la necessità di frequenti controlli ematologici per l’aggiustamento del dosaggio, data l’alta variabilità di risposta inter-individuale. Un’alternativa efficace e sicura per la prevenzione dell’ictus arriva dai “Nuovi Anticoagulanti Orali” più maneggevoli e sicuri, in grado di venire incontro alle esigenze di medici e pazienti.

«I nuovi anticoagulanti non richiedono controlli ematici costanti presso i centri “Tao” (dove vengono effettuati i controlli ematici, per lo più afferenti ai capoluoghi di provincia, che costringe molti pazienti ad affrontare, in alcuni casi, lunghi spostamenti), hanno scarsissime probabilità di interazioni con alimenti e altri farmaci, sono somministrati a dosaggio fisso, facilitando l’aderenza alla terapia, e presentano ridotto rischio di emorragie cerebrali rispetto alla terapia tradizionale», dichiara il presidente del congresso e direttore dell’Unità Complessa di Cardiologia dell’Ospedale Santissima Annunziata di Sassari Pierfranco Terrosu – Ciononostante, quando parliamo di anziani, la situazione è molto delicata. Sono pazienti “difficili” da trattare: sono più fragili, a maggior rischio, non solo di patologie, ma anche di effetti collaterali dei farmaci, presentano comorbilità. Se le nuove molecole, quindi, hanno mostrato una grande comune efficacia, per la classe medica è importante verificare quale impatto abbiamo nella pratica clinica, in funzione del diverso profilo di rischio del paziente». Un altro tema affrontato nel corso del congresso è quello della prevenzione degli eventi infartuali nella popolazione femminile. «Per molto tempo – continua il dottor Terrosu – si è pensato, erroneamente, che le patologie coronariche nelle donne fossero più “benigne” rispetto ai maschi. Purtroppo non è così. Le donne sono una categoria a rischio quanto se non maggiormente rispetto agli uomini. Quello che si è scoperto è che gli aspetti peculiari della malattia coronarica nelle donne sono completamente diversi rispetto a quelli degli uomini. In questi ultimi prevalgono fenomeni aterosclerotici, nelle donne, anche in presenza di coronarie apparentemente “sane” dominano gli eventi ischemici. Finchè non riusciremo a scoprire i meccanismi che determinano queste differenze di genere, non riusciremo a individuare gli strumenti preventivi. Per questo motivo, la comunità medico scientifica - conclude Terrosu – è concentrata nell’approfondimento delle conoscenze di questo processo, per poter individuare linee di indirizzo a livello preventivo e terapeutico». La nascita, dunque, di una nuova sensibilità nei confronti della ricerca scientifica sulle differenze di genere, con maggior attenzione alla donna, è necessaria per far fronte all’esigenza di considerare in modo più analitico la patologia cardiovascolare nei due sessi.
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