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S.A. 16:46
Trasporto merci Sardegna: rincari fino al 50%
Coldiretti Sardegna sulla tappa di Cagliari per un confronto con la politica e le imprese sui nodi centrali del settore. Focus su trasporti e agricoltura. In cinque anni i rincari hanno raggiunto il 50%, erodendo margini, mettendo sotto pressione i bilanci e ampliando il divario competitivo con il resto d’Italia e d’Europa


CAGLIARI - Trasportare le merci dalla Sardegna costa sempre di più e per molte aziende agricole e agroalimentari è diventato uno dei principali fattori di crisi. In cinque anni i rincari hanno raggiunto il 50%, erodendo margini, mettendo sotto pressione i bilanci e ampliando il divario competitivo con il resto d’Italia e d’Europa. Un peso che vale milioni di euro e che rischia di compromettere la tenuta stessa delle imprese isolane, al centro dell’incontro promosso da Coldiretti Sardegna a Cagliari, tappa conclusiva del primo ciclo di incontri territoriali organizzati in tutta l’Isola per fare il punto sulle criticità ancora aperte del settore primario. Al confronto Coldiretti Sardegna hanno partecipato i vertici della federazione regionale con il Consiglio, i presidenti e i direttori delle federazioni provinciali Coldiretti Cagliari, Nuoro, Sassari e Oristano, esponenti delle aziende agricole e agroalimentari e i rappresentanti delle istituzioni con gli assessori dell’Agricoltura e dei Trasporti, Francesco Agus e Barbara Manca, oltre a esponenti del Consiglio regionale, ai quali Coldiretti ha rappresentato i nodi complessivi delle criticità emerse nei territori e le proposte avanzate dall’organizzazione.

Il tema centrale dell’incontro è stato quello dei trasporti delle merci, uno dei principali fattori di penalizzazione per le imprese sarde. Secondo i dati illustrati, ogni anno i costi di trasporto crescono in media di circa il 10%, con un rincaro complessivo che negli ultimi cinque anni ha raggiunto il 50%, incidendo in maniera significativa sui fatturati delle aziende agricole e agroalimentari isolane e riducendone la competitività sui mercati. Tra gli elementi che contribuiscono all’aumento dei costi, Coldiretti ha indicato anche l’estensione al trasporto marittimo del Sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS) a partire dal 2024. Un meccanismo che impone un costo sulle emissioni di CO₂ e che viene trasferito sulle tariffe di trasporto, determinando noli più cari, costi logistici più elevati e un ulteriore svantaggio competitivo per le imprese sarde. «Non siamo davanti a un problema episodico, ma a una condizione strutturale che penalizza le nostre imprese ogni giorno", sottolinea il presidente Battista Cualbu. "Alla politica chiediamo di garantire alle aziende sarde le stesse condizioni di competitività rispetto al resto d’Italia e d’Europa, attraverso un trasporto marittimo efficace e strutturale per le merci, inserito in una vera continuità territoriale. Servono posti nave garantiti per il trasporto del bestiame, collegamenti assicurati anche nei periodi estivi e festivi e certezze per la programmazione delle produzioni e delle vendite».

Per il direttore regionale, Luca Saba: «È indispensabile superare una visione dei trasporti limitata alle sole esigenze turistiche e rispondere invece ai bisogni quotidiani di cittadini e imprese. Occorre garantire accessibilità stabile all’Isola, collegamenti interni efficienti e costruire una rete di trasporti integrata, resiliente e continua tutto l’anno, capace di sostenere lo sviluppo economico e rafforzare la coesione sociale. La Sardegna può diventare un hub logistico e commerciale strategico, ma servono scelte politiche chiare». Nel corso dell’incontro, Coldiretti ha inoltre richiamato le battaglie sindacali di carattere più generale, dal tema del codice doganale alle trasformazioni dei mercati internazionali, fino alla necessità di rafforzare il contrasto alle importazioni prive di adeguate garanzie di tracciabilità, chiedendo regole di reciprocità per evitare forme di concorrenza sleale che penalizzano le imprese agricole italiane e sarde.

L’appuntamento di Cagliari ha rappresentato anche il momento di sintesi del percorso di ascolto nei territori, promosso da Coldiretti per raccogliere direttamente dalle aziende e dal confronto con le istituzioni locali le principali criticità del settore primario. Un lavoro che ora viene rimesso sul tavolo della politica, in attesa di risposte concrete e interventi strutturali. In assenza di riscontri, ha ribadito l’organizzazione, la mobilitazione resta uno strumento sempre pronto. Nel richiamare quanto emerso dal ciclo di assemblee territoriali promosse nei diversi territori dell’Isola, Coldiretti Sardegna ha sottolineato come le criticità oggi al centro del dibattito siano il frutto di un confronto diretto e continuo con i soci e con le istituzioni locali, avvenuto negli incontri di Sassari, Oristano e Nuoro. Un lavoro di ascolto che ha fatto emergere problemi strutturali ancora irrisolti.

A Sassari, sul fronte siccità, il dato più allarmante riguarda una gestione della risorsa idrica che continua a trasformare l’emergenza climatica in crisi sistemica: oltre il 51% dell’acqua disponibile si perde lungo una rete colabrodo, con conseguenze economiche pesantissime. Nel 2025 il Nord Sardegna è stato tra i territori più colpiti, con la Nurra simbolo di una situazione ormai insostenibile: oltre 30 milioni di euro di perdite dirette, a cui si aggiungono altri 10 milioni di euro di indotto.
Numeri che certificano come la siccità non sia più un evento eccezionale, ma una condizione permanente, tanto da rappresentare l’80% del valore economico complessivo dei danni da calamità naturali, tra cambiamento climatico e carenze nella gestione dell’acqua. A Nuoro, invece, dal confronto con le aziende e dagli incontri con le istituzioni territoriali è emersa con forza la questione dei pagamenti: all’appello mancano ancora decine di milioni di euro, bloccati da problematiche amministrative legate alle PLT e alla classificazione di alcune superfici. Una situazione che coinvolge 3.157 imprese, ferme in molti casi al 50% del premio, mentre 531 aziende non hanno ancora ricevuto alcun pagamento, mettendo a rischio la tenuta economica e sociale delle aree interne. Elementi che, come ribadito da Coldiretti, impongono scelte politiche chiare e tempi certi, partendo proprio dalle istanze emerse nei territori.
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