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Cor 10:43
Ruzzu vince in Supramonte, 320km di fatica
X-Wild: 320 km di fatica, lucidità e forza mentale. L’osteopata e atleta di Alghero chiude al primo posto la prova su strada della Supramonte X-Wild Orgosolo 2026, imponendosi su un percorso estremo da 320 chilometri e 6.000 metri di dislivello


ALGHERO - Una vittoria che va oltre il risultato sportivo. Gavino Ruzzu, osteopata e atleta esperto di ultracycling, ha conquistato il primo posto nella X-Road Muscolare della Supramonte X-Wild Orgosolo 2026, la prova su strada della manifestazione, completando i 320 chilometri e i circa 6.000 metri di dislivello positivo con il tempo di 15 ore, 27 minuti e 16 secondi. La classifica ufficiale Setetrack lo riporta primo nella sezione X-Road Muscolare, con partenza da Orgosolo alle 8:00 e arrivo nella stessa giornata alle 23:27. La X-Road rappresenta la versione dedicata alla bici da strada della Supramonte X-Wild, una gara che attraversa alcuni dei territori più duri e suggestivi della Sardegna interna e orientale. Il tracciato tocca località come Oliena, Galtellì, Orosei, Cala Gonone, Dorgali, Baunei, Santa Maria Navarrese, Urzulei, Talana, Villagrande Strisaili, Fonni, Gavoi, Ollolai, Olzai, Sarule, Mamoiada, fino al rientro a Orgosolo.

Per Ruzzu non si tratta soltanto di una vittoria, ma di un nuovo confronto con una disciplina che richiede resistenza, preparazione e una grande capacità di restare lucidi anche quando la fatica diventa estrema. «Ogni tanto sento l’esigenza di mettermi alla prova e confrontarmi con me stesso», racconta. «Non contro gli altri o per il cronometro, solo contro i miei limiti. L’ultracycling è il posto dove non puoi barare. Dopo tante ore, stanco e solo, resti tu e la domanda: ti fermi o continui? Ogni gara è una risposta. Le classifiche passano. La persona che diventi quando non molli resta». Parole che spiegano bene il senso profondo di una prestazione costruita non solo sulle gambe, ma anche sulla testa. In una gara così lunga, infatti, il risultato nasce dalla capacità di gestire le energie, interpretare il percorso, dosare lo sforzo e superare i momenti più complessi senza perdere concentrazione.

Uno dei passaggi più difficili, secondo Ruzzu, è stato quello della cosiddetta “strada fantasma”, tra Talana e Villagrande Strisaili. «È una strada chiusa al traffico ormai da anni, franata in diversi tratti e assai sconnessa, con punti molto esposti, dove è richiesta la massima attenzione per non rischiare di finire nel baratro. È comunque una zona che offre scorci paesaggistici altamente spettacolari, frequentati da innumerevoli greggi di capre». La vittoria assume un valore ancora più significativo se letta accanto alla quotidianità dell’atleta. Gavino Ruzzu è infatti osteopata e ha costruito la sua preparazione conciliando lavoro, studio e allenamenti, spesso in orari difficili e ritagliati dentro giornate già intense. «Lavorare, studiare e preparare un’ultra è molto impegnativo», spiega. «Fondamentalmente mi alleno quando gli altri dormono o nella pausa pranzo. Col tempo sono riuscito a prendere consapevolezza di quando spingere o fermarmi».

Il suo approccio alla preparazione riflette anche la sua professione. Non una ricerca esasperata della performance, ma un lavoro continuo di equilibrio, ascolto e rispetto del corpo. «La mia preparazione non è focalizzata certamente al risultato sportivo in senso stretto», aggiunge Ruzzu, «ma è più proiettata al mio benessere generale, cercando di rispettare il mio corpo con carichi adeguati, associati naturalmente a un regime alimentare ben bilanciato». Ed è proprio qui che la figura dell’osteopata e quella dell’atleta si incontrano. La capacità di ascoltare il corpo, riconoscere i segnali della fatica, capire quando spingere e quando rallentare diventa parte integrante della gara. Non solo metodo di allenamento, ma vera strategia di resistenza.

«Non mi preparo nonostante il lavoro. Mi preparo con il lavoro», dice ancora Ruzzu. «Gestire pazienti tutto il giorno è allenamento mentale alla fatica e alla lucidità. E in gara è la stessa cosa».
La sua vittoria alla X-Road della Supramonte X-Wild racconta quindi molto più di un ordine d’arrivo. Racconta la storia di un atleta capace di trasformare la fatica quotidiana in forza mentale, il lavoro in preparazione, la conoscenza del corpo in uno strumento per affrontare una delle prove più impegnative del panorama ciclistico sardo. Una prestazione sensazionale, chiusa in meno di sedici ore, dentro un percorso che unisce dislivello, isolamento, paesaggi selvaggi e passaggi tecnici. Ma soprattutto una prova che conferma la natura più autentica dell’ultracycling: non solo andare più forte degli altri, ma arrivare in fondo a se stessi.
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