Agricoltori e allevatori Coldiretti riuniti a Cagliari contro l’aumento dei costi, per la riduzione della dipendenza dall’estero per fertilizzanti ed erbicidi chimici, puntando su digestato e acido pelargonico, ma anche per rilanciare i tanti temi caldi sul fronte regionale e nazionale, della politiche europee alla burocrazia
CAGLIARI - Erano tremila gli agricoltori e allevatori Coldiretti riuniti questa mattina a Cagliari contro l’aumento dei costi, per la riduzione della dipendenza dall’estero per fertilizzanti ed erbicidi chimici, puntando su digestato e acido pelargonico, ma anche per rilanciare i tanti temi caldi sul fronte regionale e nazionale, della politiche europee alla burocrazia. Lo scenario è stato la grande assemblea di Coldiretti alla Fiera, con il presidente nazionale, Ettore Prandini, il segretario generale, Vincenzo Gesmundo, il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida e tutti i vertici regionali con, in testa, il presidente Battista Cualbu e il direttore Luca Saba.
E proprio agli agricoltori Coldiretti sono state lanciate notizie fondamentali per tutto il settore a partire dallo sblocco delle movimentazioni dei bovini nelle zone indenni da dermatite. Una delle grandi richieste Coldiretti accolte e rilanciate dal Governo. «Questo sblocco significa che possono partire subito migliaia di vitelli che equivale a sbloccare diversi milioni di euro per le aziende - rilanciano Saba e Cualbu - era fondamentale che tutto il territorio regionale indenne riprendesse a movimentare - rilanciano presidente e direttore Coldiretti Sardegna - stiamo parlando di economia, di lavoro, di sacrifici. Coldiretti ha messo la faccia davanti agli allevatori ed era assurdo che ci fosse il blocco di queste proporzioni. Speriamo che il problema venga superato definitivamente».
Dall’assemblea anche un’altra importante novità, sulle PLT annunciata dallo stesso ministro che su richiesta di Coldiretti ha sbloccato i fondi in arrivo per la Sardegna. «Le pratiche locali tradizionali non devono essere una penalità per i nostri allevatori ma un fattore di vanto perché i prodotti come carne o latte derivano da animali che pascolano nella macchia mediterranea e per questo hanno caratteristiche organolettiche e un valore superiore». Una notizia che si aggiunge all’importante obiettivo raggiunto dall’Italia sulla Pac con la difesa dei fondi che l’Italia rischiava di perdere, 9 miliardi di euro a rischio ma che poi sono stati recuperati e addirittura portati a 10 miliardi che per la Sardegna si stima possano portare al settore 580 milioni.
Tra gli altri problemi toccati con mano dalle migliaia di agricoltori alla Fiera, l’esplosione dei costi di produzione legata alla guerra in Iran con i rincari energetici non risparmia gli allevatori italiani con una “stangata” fino a 3600 euro ad azienda in due mesi. A denunciarlo è la Coldiretti, sulla base di dati del Centro Studi Divulga, in occasione della mobilitazione di tremila agricoltori alla Fiera di Cagliari, assieme al presidente Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo e al presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu, oltre al ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida. Proprio in terra sarda viene allevata la metà delle pecore italiane, dal cui latte vengono prodotte eccellenze note in tutto il mondo, a partire dal Pecorino Romano Dop.
Secondo l’analisi Divulga, i primi due mesi di guerra – spiega Coldiretti - sono costati fino a 3.600 euro ai pastori e agli allevatori italiani, con rincari aggiuntivi che vanno dai 40 centesimi a tonnellata per il latte bovino ai 95 euro a tonnellata per quello di pecora. A questi si devono aggiungere i costi dell’alimentazione, con una stima fino a 200 euro in più ad ettaro per mais e altri cereali, oltre a fertilizzanti ed energia. Se non si riuscisse a raggiungere una tregua nel conflitto e i rincari dovessero perdurare, il conto rischia di salire a decine di migliaia di euro per le aziende più strutturate. Dopo il calo della scorsa settimana il gasolio agricolo è tornato a crescere, 1,42 euro al litro contro i 0,89 di inizio anno. Negli allevamenti si usa non solo per trattori ma anche per sollevatori telescopici e pale meccaniche per la movimentazione di foraggi, letame o materiali, per i carri per la preparazione e la distribuzione dei cereali agli animali, oltre che per il trasporto degli stessi. Ma pesa anche il balzo dei fertilizzanti, che si riflette a cascata anche sui mangimi. L’urea è balzata a 870 euro a tonnellata, contro i 470 del maggio dello scorso anno (+85%), mentre il nitrato ammonico è passato nello stesso periodo da 369 euro a tonnellata a 510 (+38%), secondo l’analisi Coldiretti su dati Cciaa Torino.
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