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L.P. 28 agosto 2009
Emergenza scuola, la Cisl attacca
«L’emergenza istruzione deve diventare scelta prioritaria nell’azione di governo della Giunta regionale»


CAGLIARI - Se nelle prossime settimane non si avranno segnali forti e concreti della volontà di affrontare e risolvere alcuni problemi cronici strutturali della scuola sarda, gli insegnanti e il personale amministrativo tecnico ausiliario (ATA) aderente alla Cisl il primo giorno di scuola faranno suonare con mezz’ora di ritardo la campanella d’inizio anno scolastico.

Questa è la prima azione di protesta che la Cisl-Scuola dichiara di voler attuare in una nota stampa diffusa in questi giorni. Il sindacato vuole richiamare la giusta attenzione dello Stato e della Regione sulle drammatiche condizioni del sistema scolastico locale.

In Sardegna, la madre di molte emergenze educative, culturali, sociali, lavorative e d’ordine pubblico è, infatti, da ricercarsi nelle condizioni di una scuola sarda che non risponde più ai bisogni di una società moderna e complessa, afferma la Cisl. Anche l’anno che sta per iniziare, infatti, vedrà la scuola sarda confrontarsi con gli annosi problemi di sempre.

Problematiche relative alla questione dei tagli degli organici: meno 374 posti nella Scuola Primaria; meno 429 posti nella Scuola media di 1° grado; meno 604 posti nella Scuola media di 2° grado; meno 543 posti di personale ATA, sempre più esigua disponibilità dei posti di sostegno. Un totale di 2000 tagli che si abbatte ancora una volta sul sistema scolastico sardo.

Rispetto al passato tale situazione riveste un carattere più marcato di drammaticità, in quanto gli effetti dei ridimensionamenti oggi ricadono in maniera esclusiva sulla componente più debole: i precari.

Relativamente alle assunzioni giudichiamo positivo che il Ministero della Pubblica Istruzione abbia saputo vincere le resistenze del Ministero dell’Economia, ammette la Cisl, tuttavia riteniamo che il numero delle immissioni in ruolo non sia adeguato alle attese e alle necessità del sistema scolastico regionale.

Risultato di questo “stringere la cinghia” scolastico-educativo la sempre maggiore frustrazione di un precariato magistrale che vede ancora più ridotte le opportunità di lavoro dovute all’esiguità di posti messi a ruolo

L’emergenza istruzione – compresa la messa in sicurezza degli edifici scolastici che da sola potrebbe creare circuiti virtuosi in altri settori produttivi – deve diventare scelta prioritaria nell’azione di governo della Giunta regionale, conclude la Cisl-Scuola.
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